Il cinema horror e i bambini. Una combinazione inquietante

Negli ultimi anni è notevolmente cresciuta la percentuale dei film del terrore con protagonisti i bambini, sempre più carnefici e sempre meno vittime

Il Villaggio dei dannati” aveva anticipato i tempi, e dopo il film anche la splendida serie Tv conferma il dato inquietante: i bambini nel Cinema moderno non sono più le vittime, ma al contrario sono i mostri da cui fuggire. Perché questa deriva? Perché centinaia di pellicole scelgono di raccontare le vicende infantili in negativo? È una sensibilità emergente nella società occidentale o è solo l’esasperazione delle nostre paure di adulti di oggi?

Il nostro non è un pulpito dal quale si può indagare con serenità di giudizio e competenza psicopedagogica il meccanismo che ha portato alla proliferazione dei protagonisti minorenni nel ruolo del cattivo, ma è chiaro che qualcosa sta cambiando. È difficile ormai trovare una pellicola che non metta le famiglie in difficoltà per via delle azioni dei figli.

Se negli anni 80 andava di moda la comitiva di giovani o adolescenti che si metteva nei guai, negli ultimi 10 anni il fuoco si è spostato sui bambini, tanto da diventare un caso vero e proprio.

A metà degli anni 70 i ragazzini erano scelti raramente per ruoli di primo piano, ma quelli che venivano fuori erano ruoli indimenticabili e travolgenti. Pensiamo a Linda Blair, nella parte della spaventosa bambina posseduta ne L’esorcista di Bill Friedkin, o pensiamo al diabolico Damien ne Il Presagio di Richard Donner, o ancora alla casa del bambino che urla in Profondo Rosso di Dario Argento. Bambini disturbati e portatori di sventura che trovano nel Danny di Shining l’estrema sublimazione dove il dramma si risolve all’interno di un set familiare composto da papà, mamma e figlio. In quegli anni però cominciava ad aleggiare il fantasma di un serial killer bambino, perché non va dimenticato che Michael Myers, il mostro più famoso e spietato della storia del cinema, diventa un killer da piccolo per poi trasformarsi in un maniaco assassino mai diventato adulto.

Con Wes Craven e il suo cinema multidimensionale i bambini tornano ad essere i principali bersagli degli orchi e infatti in Nightmare il ‘buon’ Freddie Kruger rappresenta l’esempio più sopraffino di uomo nero moderno. Poi qualcosa prende una strana piega, e si arriva a scegliere il bambino come personificazione di un male a portata di mano. Dalla Samara di The Ring in poi è un susseguirsi di cattivi bambini, una tendenza spesso difficile da assecondare, e a volte poco gradevole, che tuttavia merita di essere compresa più a fondo, perché il rischio di un grande reel contronatura è più che concreto.