Flash mob ai piedi di palazzo di Giustizia, gli avvocati contro l’Inps

Ai piedi delle sedi giudiziarie gli avvocati hanno deciso di protestare per quanto sta accadendo a seguito dell’operazione Poseidone.

Non ci stanno gli avvocati di tutta Italia a seguito dell’operazione Poseidone, l’azione avviata dall’Inps con l’Agenzia delle Entrate per il recupero dei contributi legati alla gestione separata.

Mezz’ora di silenzio, dalle 10 alle 10.30, presso la sede giudiziaria di Lecce di via Brenta, e di tante altre città italiane, per accendere i riflettori su una questione che penalizza non soltanto la categoria forense, ma anche quella di altri professionisti.

Le ragioni della protesta

In base all’operazione Poseidone, in tandem tra Inps e Agenzia delle Entrate, avvocati e liberi professionisti (architetti, ingegneri, commercialisti, medici, ecc.) vennero iscritti d’ufficio alla previdenza Inps, nonostante vi fosse un’apposita cassa dedicata alle singole categorie.

Da qui, controversie e polemiche. Secondo gli organizzatori della protesta, l’Inps, “nascondendosi dietro la promessa di una pensione soffoca i piccoli e giovani professionisti, chiedendo loro di pagare contributi non dovuti”.

L’operazione subì una battuta d’arresto ad opera del Governo nel 2012, ma nel 2015, “quando il buco di bilancio dell’Inps arriva ad oltre 40 miliardi di euro, l’Istituto riprende l’operazione, questa volta denominandola «Poseidone 2»”.

Gli avvocati e i professionisti si sentono soffocati da richieste “pari a 2.500/3.000 euro ad avviso – ma che arrivano anche – fino a 30mila euro a persona, garantendo una sostanziosa iniezione di liquidità per l’ente”.

Numerosi i ricorsi

Molti professionisti in tutta Italia sono andati in giudizio, ottenendo in molti casi ragione da parte dei Giudici. Nonostante questo, si legge ancora nella nota di chi protesta “l’Inps invia comunque cartelle esattoriali e fermi di conti correnti e di autoveicoli, in violazione della legge, nel silenzio assordante dello Stato, che lo lascia fare”.

Le sentenze della Cassazione

Lo scorso anno, ribaltando numerose decisioni di primo e secondo grado, la Cassazione ha emesso 5 sentenze, “che stravolgono ogni principio di diritto e spingono l’Inps ad agire ancora più violentemente”.

Sono circa 800mila i professionisti coinvolti tra i 30 e i 40 anni e “molti – si legge nel comunicato- sono stati già costretti a cessare le loro attività cancellandosi dagli albi, ancora una volta nel silenzio assordante dello Stato”.

Da qui, la protesta silenziosa, perché “di previdenza non si può morire!”.


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