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Francesco il rivoluzionario

by Redazione
24 Agosto 2017 13:10
in Attualità
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Nell’anniversario dei Patti Lateranensi, celebrato ieri in Vaticano, abbiamo colto un’immagine significativa e curiosa che non può sfuggire agli osservatori più attenti. In barba a qualsiasi protocollo del caso un vescovo ha sopravanzato un cardinale in maniera del tutto evidente. Ma andiamo con ordine. L’evento di ieri ricorda uno dei fatti più importanti della storia italiana anche se oggi la povera Italia riserva più spazio al Festival di Sanremo.

L’11 febbraio 1929 si chiudeva una pagina dolorosissima per l’Italia e finalmente, dopo 60 anni di sofferenti rapporti, Chiesa e Stato trovavano un punto di contatto, un accordo istituzionale, avviando così un dialogo sereno.
Il Governo italiano, rappresentato dal presidente del Consiglio Benito Mussolini, e quello Vaticano, rappresentato dal Segretario di Stato Pietro Gasparri, ricucivano una ferita aperta con i fatti del 1870, quando l’Italia si prese Roma e i palazzi della Chiesa, confinando il papa e il potere ecclesiastico oltre le rive del Tevere, in un luogo considerato malsano, sul colle Vaticano.
Finiva il cosiddetto potere temporale della Chiesa e cominciava la Questione romana, quella che Papa Pio IX avrebbe affrontato con piglio deciso, imponendo ai cattolici di non prendere parte alla vita politica italiana.
Se don Sturzo, De Gasperi e la Democrazia Cristiana hanno avuto fortuna nella storia politica italiana della seconda metà del Novecento lo devono soprattutto a Mussolini, al cardinale Gasparri e ai Patti del Laterano.
La vita di due Stati, figli uno dell’altro, da quel 11 febbraio del ’29 cominciò a rifiorire, escluse ovviamente le vergogne e i disastri del Fascismo e gli orrori della Seconda Guerra Mondiale, dalla cui ceneri nacque la grande Repubblica italiana.

E proprio ieri, durante le celebrazioni, il cerimoniale ha consentito ad un vescovo non solo di guidare la delegazione della Santa Sede ma di annullare, o quasi, le altre eminenti presenze, come quella del cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Conferenza episcopale italiana.
Mons. Parolin, Segretario di Stato, e “premier” della Chiesa Cattolica, non ancora cardinale, ha ricevuto gli onori e i saluti ufficiali, lasciando sullo sfondo porporati e titoli onorifici altisonanti.
Accade questo nella Chiesa di Papa Francesco dove il capo del Governo della Chiesa viene scelto tra i semplici vescovi e non tra i cardinali per esempio e dove sedi cardinalizie storiche in Italia vengono lasciate con un arcivescovo a guidarle, senza passare dalla dignità cardinalizia, nonostante un Concistoro ci sia già stato di recente.
Francesco fa cose nuove, che sembrano strane, che danno un’idea rivoluzionaria della Chiesa, dove non è il titolo, il prestigio, o l’ordine che creano la funzione, ma la persona, la sua storia, il suo carisma. Un cardinale ha avuto sempre maggiore rilievo nella liturgia e nel protocollo istituzionale della Chiesa rispetto agli altri ministri di Dio, almeno fino a ieri. 

Tags: mons-parolinpapa-francesco
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