Freddo e gelo nel reparto dialisi del Fazzi. I pazienti colti da malore chiamano i carabinieri

Triste e paradossale la vicenda che sta coinvolgendo in questi giorni alcuni pazienti dell’ospedale leccese. Un guasto all’impianto di climatizzazione sta rendendo la vita impossibile a molti.

Nel nuovissimo reparto Dialisi,  dai bocchettoni dell’aria condizionata esce solo aria gelata e i pazienti battono i denti sui lettini dove “lavano” il sangue, avvolti in una coperta. Nel giorno di San Silvestro, M. G. R. una signora leccese che assiste la mamma in dialisi, si è rivolta all’associazione di volontariato, “Salute Salento” per denunciare l’ennesimo grave guasto all’impianto di condizionamento dell’aria.

“Nella stanza, con i dializzati al completo – riferisce la donna esasperata – io avevo il cappotto e sentivo il gelo nelle ossa. Figuriamoci quei poveretti con il pigiama e un lenzuolino addosso. Purtroppo – aggiunge – non puoi portarti le coperte da casa e al reparto non sono sufficienti per tutti. I pazienti sentono ancora più freddo perché il sangue è in circolo nella macchina. E poi hanno dovuto staccare prima del ciclo completo perché il sangue tende a coagularsi. E’ una storia che si ripete”.

La signora riferisce poi che dal reparto hanno provato a chiamare il tecnico, ma non hanno risolto nulla. “Addirittura, all’infermiera che l’ha invitato a venire in ospedale – racconta la figlia dell’anziana paziente  – il tecnico avrebbe risposto che il freddo è da attribuire alla tramontana che c’è fuori”. E non è una “fantasia”, perché la signora avrebbe sentito l’infermiera che, di rimando, avrebbe borbottato: “Cosa c’entra  la tramontana. Qui ci serve l’aria calda”. La donna ha riferito che in quel momento c’era più freddo dentro che fuori.

Sono 21 i posti-rene del reparto di Nefrologia dove i dializzati hanno battuto i denti e probabilmente continueranno a batterli anche nei prossimi giorni. La situazione di grave criticità ha indotto alcuni parenti, esasperati, a richiedere l’intervento dei carabinieri. I militari però hanno preso atto della situazione ma non sono intervenuti perché non avrebbero potuto risolvere il problema. Anche i medici e gli infermieri, ammette la stessa signora, non possono farci niente. Tanto che: “loro stessi dicono “abbiamo le mani legate; andate voi a fare la denuncia. Noi abbiamo già segnalato diverse volte”.

Un ultimo vergognoso “paradosso: probabilmente non si riesce neppure a spegnere l’impianto perché il comando è centralizzato. I pazienti sono costretti a dializzare a giorni alterni e già «tremano» all’idea che domani il guasto non sia stato ancora riparato.



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