Gasdotti e trivelle. Nel Salento c’è l’imbarazzo della scelta

Non solo il gasdotto Tap che porterà il gas dall’Azerbaijan al Salento, passando per San Foca, nella marina di Melendugno. Ora a far paura sono anche le trivelle: una società americana ha avviato l’iter per cercare il petrolio nel mare di Santa Maria di Leuca.

Sul gasdotto della Trans Adriatic Pipeline, che porterà il gas naturale dall’Azerbaijan fino alle coste salentine, è stato scritto di tutto tranne che sembra ormai certo che verrà realizzato, tanto che i lavori dovrebbero prendere ufficialmente il via tra la fine del 2015 e l'inizio del 2016. Non solo si farà, ma resta dov'è, a San Foca. Di più, sarà realizzato in tempi brevi, per rispettare i tempi indicati da Tap che vogliono l’infrastruttura funzionante a pieno regime dal 2020. Dopo la Valutazione di impatto ambientale, il via libera che l’opera ha già incassato dal Ministero dell’Ambiente lo scorso 28 agosto, sembra difficile poter impedire in qualche modo la realizzazione del progetto della multinazionale svizzera. 

La ricerca di un approdo alternativo alla bellissima marina di Melendugno, una soluzione che avrebbe potuto concretamente allontanare la costruzione del metanodotto dalla costa salentina non solo è arrivata tardi, ma finora si è conclusa con un “nulla di fatto”. Difficile immaginare che un Comune possa ‘accettare’ di ospitare il progetto senza incontrare la resistenza di chi considera quest’opera inutile a priori, che sia nella spiaggia di San Basilio o altrove. Persino Mimmo Consales, il primo cittadino di Brindisi, considerata come possibile «piano B», ha ribadito il suo secco NO.

Insomma, San Foca e non Brindisi né nessun altro posto sembra essere il luogo ‘ideale’ su cui far approdate il tanto contestato gasdotto così come scritto in ben 50 pagine del parere della Commissione Tecnica Nazionale Via dedicate alle alternative di percorso  (pp. 71-121) che si concludono testualmente: «l’ipotesi D1 (San Foca) risulta l’alternativa migliore sotto i profili tecnico ambientale e paesaggistico».

Così, in attesa di trovare finalmente il bandolo della matassa, la storia si arricchisce ogni giorno di un nuovo capitolo. Quale sarà il finale di una vicenda che si trascina ormai da anni? In attesa di conoscere se sarà lieto o meno ecco che i salentini hanno dovuto fare i contri con un altro “mostro” venuto da lontano a minacciare le bellissime coste: questa volta a fare paura sono le trivelle.

Già in passato all’orizzonte quasi fossero fantasmi apparivano negli specchi d'acqua blu, piattaforme mobili per le ispezioni sismiche in mare. «Cercano il petrolio» si mormorava, soprattutto sui social network, ma mai la paura era stata così concreta come da quando una società americana ha dichiarato di voler ricercare il prezioso oro nero nelle acque di Leuca, la finibus terrae, il punto più a sud della Penisola, meta di pellegrini e terra di leggende. Non più solo voci: le richieste di prospezione subacquea sono giunte sul tavolo di 19 comuni rivieraschi del Sud Salento da Otranto a Gallipoli e il Ministero dello Sviluppo economico ha già avviato l’istruttoria il 30 ottobre scorso.

Insomma, qualcosa di più concreto di un tam tam che aveva fatto gridare «al lupo, al lupo». Non solo se l’iter dovesse andare in porto per ricercare il petrolio si adotterà una tecnica che consente di raccogliere informazioni sulla composizione del fondale marino attraverso spari forti e continui di aria compressa che, ogni 5 o 10 minuti, mandano onde riflesse da cui estrapolare i dati.  Una metodologia finita sotto accusa per gli impatti che provocherebbe all’ambiente.

Una volta depositate le richieste ci sono meno di due mesi per opporsi: il termine entro cui presentare osservazioni scadrà poco prima di Natale, il 22 dicembre prossimo. Ma non sarà facile visto che, con la conversione in legge del decreto sblocca-Italia, di fatto, le Regioni hanno in soldoni perso qualunque voce in capitolo.

Insomma, che si tratti di gasdotto o trivelle il punto è sempre lo stesso: nessuno vuole impedire il progresso, purché si traduca in benefici concreti per il territorio e, soprattutto, se il mare, le spiagge, le pinete, le campagne, i muretti a secco, gli ulivi secolari, che in altre occasioni hanno fatto la fortuna di questi luoghi, non saranno intaccati.



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