Giovani farmacisti sul piede di guerra, inviata una lettera al Presidente Renzi

Le ipotesi sarebbero volte a incrementare, senza limiti, il numero delle farmacie presenti in ogni comune, ad aprire alla crescita delle catene di farmacie gestite da società e, infine, a permettere che farmaci assoggettati alla vendita solo dietro presentazione di ricetta medica

I Presidenti delle Associazioni dei Giovani Farmacisti di Agrigento, Bari, Bergamo, Brescia, Brindisi, Catania, Como, Cuneo, Foggia, Friuli Venezia Giulia, Frosinone, Lecce, Lecco, Livorno-Pisa, Mantova, Messina, Milano, Napoli, Reggio Calabria, Roma, Savona, Taranto, Torino, Treviso, Umbria, Venezia, Verona, che riuniscono gli studenti e i neolaureati in Farmacia o in Chimica e Tecnologie Farmaceutiche e i giovani già avviati alla professione di Farmacista, decidono di scrivere al presidente del Consiglio Matteo Renzi per illustrare una situazione che non va a genio per niente ad A. Gi. Far.

Da notizie stampa e da dichiarazioni del Ministro dello Sviluppo Economico, si è appreso, infatti, che nei prossimi giorni saranno all’esame del Consiglio dei Ministri nuove misure improntate al riavvio della crescita economica, anche mediante provvedimenti che interesseranno le farmacie. Le ipotesi sarebbero volte ad incrementare, senza limiti, il numero delle farmacie presenti in ogni comune, ad aprire alla crescita delle catene di farmacie gestite da società e, infine, a permettere che farmaci assoggettati alla vendita solo dietro presentazione di ricetta medica possano essere dispensati anche al di fuori delle farmacie.

Ed è su questa questione che i giovani farmacisti hanno deciso di dire la loro e di inviare una missiva al Presidente Renzi in cu si legge: “Sig. Presidente, La preghiamo di immaginare la nostra smisurata delusione nel veder rinnegati i principi fondanti della nostra formazione e del futuro della nostra professione, qualora si puntasse al farmaco per avviare lo sviluppo economico e innescare la crescita dei consumi; con tutta probabilità, lo stesso cittadino non ne comprenderebbe il significato. Ci sentiamo di osservare come non esista alcun Paese al mondo in cui la dispensazione dei medicinali che richiedono prescrizione medica sia ammessa al di fuori della farmacia. Questo perché verrebbe meno la percezione di pericolosità presso il cittadino, diventerebbe un semplice prodotto di consumo, se ne allenterebbe inevitabilmente la gestione dei controlli. Molti sono stati i tentativi di sovvertire tali principi sul piano legale, a livello Europeo e Nazionale e tutti sono falliti”.

La lettera, poi, entra nel merito della questione: “In questo modo si impoverirebbero le farmacie che svolgono servizi scarsamente o non remunerati, come a titolo di esempio i turni di guardia farmaceutica. Per inciso, anche un rapporto ben definito tra farmacie e popolazione è presente in tutti i Paesi della Ue, perché necessario ad evitare la concentrazione nelle aree più redditizie di un servizio essenziale per la popolazione; trasformarlo in numero minimo non potrà mai garantire la presenza di una farmacia nelle aree più disagiate. Abbiamo partecipato al maxi-concorso indetto a seguito delle misure del Decreto Cresci-Italia che prevede la prossima apertura di più di tremila farmacie, ma che aspettative avremmo con ulteriori aperture in un settore che, per altri motivi, non è affatto in espansione?”.

I giovani farmacisti chiosano in questo modo: “Infine, temiamo di diventare dipendenti di catene di farmacie gestite da Multinazionali e gruppi della Grande Distribuzione Organizzata, perché sarebbe per noi difficile mantenere un’autonomia professionale, con grave nocumento per la qualità e l’obiettività dell’offerta verso il cittadino. Nel ringraziarLa per averci dedicato qualche minuto del Suo prezioso tempo, confidiamo nella Sua attenzione ai temi esposti, affinché non vengano stravolti i cardini della Professione in cui abbiamo riposto le speranze del nostro futuro”.



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