Ieri l’erosione delle coste, oggi la Xylella. L’altra immagine del Salento da cartolina

Alle porte della stagione estiva una domanda inizia a pesare come un macigno: il problema della Xylella fastidiosa che ha messo in ginocchio l’agricoltura salentina potrebbe avere conseguenze anche sul turismo?

«Erosione coste», «Crolli della Falesia», «Divieto di balneazione». Esattamente l'anno scorso, gli effetti dei titoli, a caratteri cubitali, comparsi sulle prima pagine dei giornali locali e nazionali non tardarono ad arrivare. Furono tanti i turisti che pur avendo scelto il Salento come meta preferita per l'estate, si interrogarono, a lungo, sulla possibilità di passare le vacanze in quei punti più belli ed esclusivi del nostro territorio, diventati improvvisamente off-limits. Chilometri e chilometri di costa che, sommati, raggiunsero quota 50. Chiusi, vietati, il tutto in nome di un’unica parola d’ordine: la sicurezza. Al netto dei tratti interdetti, la nostra costa era sicura, sicurissima, ma non bastò a frenare l’allarmismo ormai diffuso.

Negli ultimi anni, quasi per magia, il tacco dello stivale da ultimo è improvvisamente diventato primo. Primo nella valorizzazione del suo patrimonio materiale e immateriale, primo nella riscoperta delle proprie tradizioni, primo nell’esportazione delle sue eccellenze.  Ma qualcosa sembra sempre interrompere questo cammino verso la consacrazione definitiva. Perché non bastano solo i numeri, legati più alla fortuna o al passaparola a fare di un territorio una destinazione turistica al top. Il Salento è un po’ come una donna bellissima: per un po’ aiuta ma fino a che punto il fascino, l’appeal possono bastare?

Se ieri era il mare, oggi è la campagna a far paura. Negli ultimi mesi i salentini, infatti, hanno dovuto imparare a conoscere il nome di un batterio finora ‘sconosciuto’ che ha letteralmente messo in ginocchio l’agricoltura, vera e propria punta di diamante del territorio. La Xylella fastidiosa, come ogni killer che si rispetti, in silenzio sta distruggendo gli alberi di ulivo. C’è ma non si vede se non in quei rami secchi di quelle piante secolari, veri e propri monumenti della terra custoditi gelosamente dai muretti a secco.

Di più, l’emergenza, all’inizio sottovalutata, si è abbattuta come una vera e propria calamità naturale, mettendo letteralmente in ginocchio gli agricoltori. Tanto è stato detto e scritto, persino 200 ricercatori provenienti da venti nazioni diverse si sono ‘scomodati’ a studiare il batterio killer. Nessuna soluzione però è stata proposta né per distruggere una volta per tutte il batterio né per evitare che si diffonda tant’è che sta beatamente “ballando” di albero in albero.

Alle porte della stagione estiva, fermo restando che la priorità è quella di salvare il comparto olivicolo e i centinaia di produttori in difficoltà, un’altra domanda inizia ad insinuarsi nella mente di tutti: e se i danni ingenti e inestimabili al paesaggio ormai deturpato, si riflettessero anche sull’immagine da cartolina del Salento?

Un interrogativo, lecito, più che lecito considerando che buona parte dei turisti sceglie questa terra proprio per il suo paesaggio e i suoi prodotti tra cui l’olio di oliva.  Si potrebbe innescare così una reazione a catena che ahimé rischia di trasformarsi in un gioco al massacro.

La bella stagione è alle porte, se vogliamo aprirle tocca agire. E subito.