L’arcivescovo di Lecce ai leccesi: ‘Amate di più la vostra città. A volte sembra che la trascuriate’

Consueto discorso del Vescovo al termine della Processione dei Santi che inaugura la tre giorni di festa a Lecce. Mons. D’Ambrosio chiede più attenzione al decoro umano, morale e urbano della città e poi ringrazia la Chiesa locale per il servizio di conforto ai poveri.

Al termine della storica processione di Oronzo, Giusto e Fortunato che apre la festa dei santi patroni a Lecce, l’arcivescovo Domenico D’Ambrosio ha rivolto il suo tradizionale discorso alla città e alla diocesi.

Innanzitutto il Metropolita ha ricordato l’importanza dei Santi patroni nella vita di tutti i giorni di molti salentini che a loro si rivolgono nelle difficoltà e nelle delusioni di una particolare fase storica: ‘I Santissimi Patroni, nella fedeltà a una tradizione secolare, attraversano le nostre strade e, nella invocazione che sale a loro da tutti noi, si fanno carico dei nostri pesi, delle nostre fatiche, delle nostre delusioni, forse anche della rabbia di tanti; le portano al Signore impetrando per noi, ma le riconsegnano anche a noi, in particolare a quanti hanno compiti di responsabilità e di servizio alla comunità’.

Ecco, su questo Monsignor D’Ambrosio ha più volte battuto il tasto, il ricorso alla preghiera non può certo far venire meno l’impegno di chi ha ruoli istituzionali ed è chiamato politicamente e socialmente a dover dare risposte alla gente che chiede. L'azione politica e sociale non può e non deve mancare.

In questa riflessione ad alta voceha proseguito l’Arcivescovo di Leccemi viene in aiuto Papa Francesco con la sua recente Enciclica sulla cura della casa comune: LAUDATO SÌ. Alcuni passaggi del mio messaggio sono mutuati da questo documento. In questa casa comune Dio ha posto come signore l’uomo che ha creato a sua immagine e nel benedirlo gli ha detto: Siate fecondi e moltiplicatevi, riempite la terra e soggiogatela dominate sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo e su ogni essere vivente (Gn1,28)'.

Quindi un accenno a tematiche importanti che stanno caratterizzando a livello nazionale lo scontro, spesso polemico, tra la Chiesa ed una parte della politica, su un tema caldo quale quello dell’immigrazione: Non possiamo non pensare – ha detto D’Ambrosio – a quanto sta accadendo ogni giorno sul nostro Mediterraneo. A differenza di deliranti, offensivi e gratuiti insulti di qualche pubblico servitore dello Stato, noi credenti e i tanti uomini e donne di buona volontà, continuiamo ad accogliere, vestire, dar da mangiare, amare, questi poveri, disgraziati e infelici fratelli che bussano alle porte del nostro Paese e dei nostri cuori. Ci sono ferite, solitudini, emarginazioni che segnano in profondità tanti nostri simili. Non verremo fuori dallo stallo e dalla inconsistenza e frammentarietà di rapporti umani superficiali se non risaneremo dal profondo, lo stile dei nostri rapporti, della nostra accoglienza, del nostro brutto vezzo di giudizi e rifiuti che condannano senza appello. L’uomo, ogni uomo va amato perché immagine di Dio, perché nostro compagno di viaggio.

Il Vescovo poi si è lanciato in una difesa appassionata di Lecce che però deve essere amata da tutti, cittadini e amministratori, e non può essere trascurata. Ecco, proprio sulla trascuratezza si è soffermato D’Ambrosio, in molti, troppi casi Lecce sembra essere abbandonata a se stessa: ‘Guardiamo all’oggi della nostra città: pochi giorni fa in questa Piazza, emblema di sapiente architettura e invito caldo alla contemplazione, sono stato  attenzionato da una coppia di turisti per complimentarsi della bellezza unica della nostra città e dei suoi monumenti. Con garbo e cortesia però hanno aggiunto: ma forse non amate a sufficienza questo tesoro, a giudicare da un certo disordine, dall’ incuria, dalle erbacce, cose che rovinano la preziosità dell’arte che vi è stata affidata! Amici cari, questa città va amata, curata, difesa, non mortificata e maltrattata. Ha bisogno di maggiore sicurezza, di tutela, soprattutto di rispetto! A volte si ha l’impressione che ci siano delle assenze e delle latitanze, laddove c’è bisogno di una cabina di regia che veda al proprio posto gli operatori e i promotori del bene comune di questa città’.

Quindi una notizia, a proposito di progetti sociali voluti e coordinati dalla Chiesa di Lecce, che deve risultare come un segnale di speranza e alla quale l’arcivescovo tiene in particolar modo: ‘Nel messaggio di due anni fa – dice mons. D’Ambrosio –  accennai all’idea di un sostegno particolare ai giovani in cerca di occupazione. Da alcuni anni la CEI ha attivato il Progetto Policoro per aiutare i giovani all’inserimento nel mondo del lavoro e alla creazione di nuove realtà imprenditoriali. Da alcuni anni questo progetto è operante nella nostra diocesi. Con il supporto di questo progetto abbiamo dato vita, grazie alla carità della nostra Chiesa e di singole persone, al Microcredito Sant’Oronzo per giovani inoccupati o disoccupati tra i 18 e i 35 anni. Il Microcredito ha creato un fondo di garanzia per favorire l’accesso al credito e contrastare la crisi occupazionale. A tutt’oggi quattro imprese autonome e società cooperative hanno beneficiato del microcredito dando lavoro a circa 25 persone. Piccola goccia, nata e sostenuta dalla carità della nostra Chiesa, che continua a scavare. E’ un invito ai giovani a non avere paura, a saper osare, a impegnarsi con fiducia dando credito alle loro idee e capacità’.

Infine un pensiero forte ai carcerati e al personale di Polizia Penitenziaria che Mons. D’Ambrosio ha voluto ricordare nel suo discorso alla città: ‘Non posso concludere senza un caldo saluto agli amici ospiti della Casa Circondariale. A ciascuno di loro e al personale di custodia, il nostro ricordo affettuoso in questo giorno che è festa per tutta la comunità, dunque anche per voi che siete nostri graditi ospiti. Anche quest’anno vi ricordiamo, siete tra noi, vi salutiamo con affetto’.

Prima della Processione, nei pressi di Porta San Biagio, un gruppo di attivisti sociali aveva manifestato chiedendo alla Chiesa di Lecce di intercedere presso le istituzioni pubbliche per sbloccare le case di proprietà degli enti, case che restano chiuse e che non vengono messe nella disponibilità di chi si trova per strada vittima di sfratti o di tante altre vicende dolorose che troppo frettolosamente si archiviano nell’espressione ‘emergenza abitativa’. Poi, proprio durante il passaggio dei santi patroni, una delle organizzatrici della protesta ha fermato il vescovo per chiedere il suo impegno, impegno che Mons. D'Ambrosio ha promesso e confermato.



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