Lecce, il Sedile si illumina di giallo per chiedere la scarcerazione di Patrick Zaki

L’iniziativa di Amnesty International Lecce sostenuta dal Comune. Chiesta la liberazione dello studente egiziano dell’università di Bologna, detenuto da un anno con l’accusa di propaganda sovversiva.

Cade lunedì 8 febbraio 2021 l’anniversario dell’arresto di Patrick Zaki. Un anno esatto dalla carcerazione dello studente egiziano dell’università di Bologna, accusato di propaganda sovversiva dal regime di Al-Sisi e detenuto preventivamente in una prigione di massima sicurezza del Cairo sino a data da destinarsi. È di qualche ora fa la notizia di un’ulteriore proroga della custodia cautelare. Altri 45 giorni per consentire – ufficialmente – ulteriori indagini sui cinque reati di cui è accusato; praticamente, per punire senza processo il ricercatore divenuto emblema della pletora di ricercatori, giornalisti, attivisti e dissidenti detenuti a vario titolo dal regime egiziano.

A un anno esatto dal suo arresto – avvenuto sulla scorta di una decina di post facebook considerati dall’accusa molla propulsiva di proteste e potenziali crimini terroristici, e dalla difesa come opera di un account fasullo – scende in campo il coordinamento leccese di Amnesty International, organizzazione internazionale impegnata nella tutela dei diritti umani e già dalle prime scarne e frammentarie notizie su Zaki in prima linea per richiederne la scarcerazione. Lunedì 8 febbraio, su iniziativa di Amnesty e con il supporto del Comune di Lecce, il Sedile di piazza sant’Oronzo sarà illuminato di giallo.

“Per chiedere la liberazione di Zaki e delle centinaia di prigionieri e prigioniere di coscienza in tutto il mondo – affermano dal coordinamento leccese di Amnesty – costretti a questa condizione solo per aver espresso le proprie posizioni”. Mentre scriviamo, le agenzie battono la notizia di un nuovo arresto di uno studente egiziano da parte del regime di Al-Sisi. Il nome è Ahmed Samir Abdelhay Ali; l’università che frequenta la Central european university di Vienna. Anche lui, come Zaki, tornato in patria per le vacanze e arrestato senza apparenti motivazioni. Come Zaki, invece, Giulio Regeni ricercatore italiano arrestato, torturato e ucciso dalle autorità egiziane.

Dalle notizie che trapelano, lo stesso Zaki avrebbe subito torture durante le interrogazioni dei servizi di intelligence, e al momento sarebbe costretto a dormire in una cella senza letto, senza dispositivi di protezione contro il coronavirus e senza trattamenti sanitari specifici, nonostante soffra di asma. Anche su questo si incentrano le pressioni di Amnesty International Italia, che in favore di Zaki ha lanciato un contest con l’appoggio di varie associazioni e il sostegno di 18 comuni (Lecce inclusa) scegliendo 10 manifesti tra 900 poster a tema “Free Patrick Zaki” che lunedì 8 febbraio campeggeranno in decine di città italiane. “Un modo – dicono – di unirsi con il linguaggio dell’arte e della creatività alle donne e agli uomini che chiedono l’immediata liberazione di Zaki, prigioniero di coscienza”.