“Ho paura a crescere da solo senza di te”. La toccante lettera di Davide al Nonno-papà che ha perso la sua battaglia contro il Covid

Arriva dritta al cuore e lascia senza parole la lettera che Davide, un bambino di 13 anni, ha scritto al nonno morto dopo essere risultato positivo al Covid. Vale la pena leggerla

Siamo abituati ai bollettini epidemiologici che ogni giorno trasformano i contagi, i ricoverati in Ospedale e i guariti in numeri, ma spesso ci si dimentica che dietro ai dati scritti nero su bianco ci sono persone. Pazienti che lottano contro il Covid19, un virus misterioso, inspiegabile a chi non è un esperto. Spesso è asintomatico, non dà sintomi, tanto che qualcuno sottolinea che non si può parlare di “malati”, ma a volte il mostro si manifesta e ti consuma al punto che non resta che arrendersi. E allora chi ha perso la battaglia finisce nella conta dei decessi per complicanze da Coronavirus.

4mila sono i morti che la Puglia ha registrato dall’inizio della pandemia: mogli, padri, cognati, amici. Storie che nessuno mai racconta. Davide Pio Cobuzzi, un bambino di appena 13 anni, ha voluto farlo, ha voluto raccontare a Leccenews24 che il suo amato nonno Diego è uno di quei “numeri”. Ci ha mandato anche un video dell’ultima telefonata in cui ha cercato di fare forza a quell’uomo che gli ha fatto da padre e che sperava non lo avrebbe mai lasciato.

Davide sogna di fare il neurochirurgo. Aveva appena preso 10 in storia, quando in tv ha sentito qualcuno che “sminuiva” la situazione. Così, con l’innocenza della sua età e inconsapevole delle tante sfumature che persino una pandemia può avere,  ha chiesto alla sua mamma «quante verità ci sono al mondo e quante ne saranno raccontate». Del resto, suo nonno stava lottando in un letto di ospedale e il virus di cui tanto aveva sentito parlare si era intrufolato nella sua famiglia.

La vita di Davide è cambiata più di venti giorni fa, quando dopo la positività sono stati messi in isolamento, lontano da tutti, quando le uniche visite che riceveva erano quelle dei medici delle Usca che “tutti bardati” – ci dice – facevano seguire la terapia in casa.

Davide a 13 anni ha imparato cos’è un saturimetro, ma mai avrebbe immaginato che avrebbe capito anche cos’è il dolore. Il ricovero al Dea del nonno, la diagnosi di Polmonite Interstiziale Bilaterale Acuta, con grave insufficienza respiratoria e la necessità di ossigenarlo con il casco.

  • Il paziente ha bisogno di essere ventilato con un supporto e quindi intubato.
  • La situazione è critica, è subentrata un’infezione batterica.
  • Il paziente ha bisogno di almeno cinque cicli di pronazione. Ora è a pancia in giù con l’ossigeno al 100%, ma non risponde. Stiamo provando ad abbassargli la febbre con una macchina refrigerante e l’adrenalina in vena. Adesso anche i suoi reni sono in blocco, dovremo intervenire con la dialisi.
  • Ci dispiace, ma non sta rispondendo a nessuna terapia.
  • La pressione si abbassa, gli organi stanno cedendo.

Sono queste le parole che Davide ha voluto ascoltare, in quelle telefonate alle 12.00 in punto, attese con grande speranza.

Il racconto è un brivido che fa tremare il cuore, sorprende che a scrivere queste parole sia stato un bambino. Chiediamo se lo ha aiutato la mamma, ma la risposta è no. È il suo racconto, per il nonno.

«Io ho provato ad infilarmi in questa via crucis di informazioni di una voce cattiva, di volta in volta diversa, senza un volto da chiamare Dottor Rossi o Dottor X. Mi sembrava un corridoio stretto stretto. Ad un certo punto, ho cominciato a fluttuare nell’orologio che faceva diventare i minuti giorni, e le settimane solo attimi. Poi un’infermiera, ci ha permesso una cosa segreta. Ha avuto pietà. Ha messo un tablet accanto all’orecchio del nonno e ho creduto che le mie parole disperate superassero la coscienza vigile ed arrivassero dritte, dritte al suo cuore. E l’ho dovuta credere velocemente questa cosa. “Forza, resisti, resta con me, ti amo tanto, ti aspetto, stai lottando come un leone, sono fiero di te e mi manchi” gli ha sussurrato.

  • Il paziente reagisce e forse è un miracolo. Ci sono i primi scambi gassosi e gli alveoli cominciano a drenare.

Davide spera. “Ecco, saranno state le mie preghiere, i digiuni, le suppliche. Saranno state le canzoni con la chitarra, le candele accese, ma l’ossigeno oggi era al 90% e comunque hanno chiamato alle 12:00”.

  • Il paziente è stabile.

Poi il dolore. Il nonno per lui è una colonna portante. “Io la verità che si trasformava in una bestia non sono riuscito a capirla neppure alle 3:49 di notte, quando ha preso le sembianze della voce cattiva che questa volta però parlava con l’affanno e sembrava dispiaciuta”.

  • Il paziente è peggiorato improvvisamente, abbiamo fatto di tutto per cercare di rianimarlo, ma non ci siamo riusciti».

Se n’è andato così nonno Diego, solo, portato al cimitero senza che la sua famiglia potesse digli “Addio”.

«Mio nonno si chiamava Diego Cobuzzi, è nato a Foggia. È stato un figlio orgoglioso di due genitori contadini. Si è trasferito a Lecce. Ha studiato come infermiere semplice, poi come infermiere professionale ed infine come caposala in ospedale. Lavorava di giorno e faceva le notti per acquistare la casa alla sua amata Anna. Ha avuto tre figli e tre nipoti. Cioè, ha avuto quattro figli. Io sono Davide e pure io sono figlio suo. Quando sono nato, la mamma era sola in ospedale. Poi è arrivato il nonno, aveva in mano un grande cuore ricamato. Le ha detto che ero un “Cobuzzi’’ e di stare tranquilla che avrebbe fatto tutto lui»

«Caro Nonno Diego, tu per me sei stato un esempio di dignità e di onore. Sei stato un amico, un fratello, un papà e un nonno. Com’è buffa la vita! Oggi sei qui in un’altra veste, quella di angelo. Il mio angelo portentoso. Sai nonno,  ho paura. Tanta paura a crescere senza di te. Ma tu, che  hai sempre lottato a testa alta senza mai fermarti e mi hai cresciuto e non mi hai mai abbandonato, neppure ora. Purtroppo prima o poi saremo tutti chiamati in cielo e tu sei stato chiamato solo un po’ prima, e mi mancherai molto, mi mancheranno i tuoi occhiali che riflettevano i libri di Seneca. Mancheranno le nostre chiacchierate divertite, il nostro linguaggio in codice, il tuo sguardo dolce e le tue mani grandi che non hanno mai avuto vergogna di stringermi forte e tanto altro. Nonno mio, i corpi muoiono, ma sono soltanto materia. Uomini come te portano dentro di sé le virtù più belle. Hai arricchito la tua anima che si è conquistata l’eternità e sono sicuro che l’eternità ci basterà per stare insieme e parlare di D’annunzio, Pirandello, Leopardi, Manzoni e di tutta la poesia del mondo. Io non voglio dirti ”Addio”, perché questo è solo un “arrivederci”».

«Restiamo cosi allora? Si. Restiamo così. Giorno per giorno lo affronteremo insieme. Tu dal cielo e io da qui. Senza paura e a testa alta.  Ti amo tanto, ora e per sempre. Con amore il tuo Davidone. Al mio nonno papà».

Davide, nonno Diego veglierà sempre su di te e noi di Leccenews24 saremo sempre tuoi amici. Saremo qui per te, quando lo vorrai.



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