Marò. Il 12 gennaio si avvicina, il futuro di Girone legato a quello di Latorre

Il 12 gennaio, giorno in cui scadrà il permesso concesso dalle autorità indiane a Massimiliano Latorre, la Corte suprema dovrà decidere sulla richiesta di proroga del rientro fissato entro la mezzanotte di lunedì.

Una cosa sembra ormai certa: Massimiliano Latorre operato lo scorso 5 gennaio per un’anomalia cardiaca non potrà rientrare a New Delhi dove è rimasto l’amico e collega Salvatore Girone, entro la mezzanotte del 12 gennaio, giorno in cui, come è ormai noto, scadrà il permesso di 4 mesi concesso dalla Corte suprema Indiana. Certo, uno spiraglio di luce alla fine del tunnel c’è. Come riportato dal quotidiano The Hindu la stessa Corte si sarebbe detta disponibile a discutere l'eventualità di una proroga.

Peccato però che l’udienza sia stata fissata proprio lunedì e se la risposta dovesse essere negativa il governo italiano si troverebbe nell’incresciosa situazione di dover decidere in tempi molto brevi le prossime mosse. Puntare i piedi assumendo una posizione meno conciliante con New Delhi, a quel punto sarebbe un “suicidio” visto che l’altro marò considerato come «unica garanzia per il ritorno del fuciliere di marina», si trasformerebbe immediatamente in un ostaggio. Tant’è che, come riportato da alcuni media nei giorni scorsi, sarebbe stato proprio questo il motivo per cui a dicembre la Corte aveva respinto la sua richiesta di poter trascorrere le feste in Patria, circondato dall’affetto della sua famiglia.

Intanto, proprio nel Paese «amico e alleato», come lo aveva definito il premier Matteo Renzi, si chiede a gran voce la «linea dura» contro i due militari pugliesi affinché il processo cominci immediatamente e senza ulteriori rinvii. Leader e deputati del Partito del Congresso, ora all’opposizione sono convinti che sia stata proprio la “posizione morbida” adottata dal governo del premier Narendra Modi a complicare ulteriormente la situazione.

Sullo sfondo, a rincarare la dose, l’Onu. Il portavoce del segretario generale, Ban Ki-moon, ha precisato che il «Palazzo di vetro non vuol entrare nel braccio di ferro tra i due Paesi». Quasi a dire che l’Italia, sempre più sola, deve lavare i panni sporchi in casa, anche se di “case” in ballo qui ce ne sono due.

Intanto, Paola Moschetti, la compagna di Latorre nel frattempo trasferito in un’altra struttura dove dovrebbe rimanere per qualche giorno per sottoporsi ad accertamenti di tipo neurologico, in un’intervista all’Ansa come se volesse mettere le mani avanti ha precisato: «Tecnicamente l'intervento pare riuscito. Ora Massimiliano dovrà recuperare e avrà bisogno di tranquillità e di riprendersi. L’intervento al cuore non è uno scherzo».

L'India dovrà aspettare, sì ma che ne sarà di Salvatore Girone?