Si è insediato monsignor Massimo Alemanno, nuovo parroco della Chiesa madre di Salice

Alla Solenne Celebrazione Eucaristica è intervenuto monsignor Domenico Caliandro, arcivescovo della Diocesi di Brindisi e Ostuni.

Avvicendamento alla guida della parrocchia della Chiesa madre “Santa Maria Assunta” di Salice Salentino. Ieri, alle 19, l’arcivescovo di Brindisi e Ostuni, monsignor Domenico Caliandro, ha affidato il “Ministero pastorale” al salicese monsignor Massimo Alemanno. Il nuovo parroco ha preso il posto di don Carmine Canoci, dimessosi dall’incarico lo scorso giugno per motivi di “ordine familiare”.

L’insediamento ufficiale di monsignor Alemanno è avvenuto durante una Solenne celebrazione Eucaristica alla quale hanno partecipato diversi sacerdoti, il sindaco Tonino Rosato, i rappresentanti della Giunta e del Consiglio comunale e, soprattutto, numerosi cittadini provenienti anche da Mesagne e da altri Comuni della diocesi.

Don Massimo, nato a Salice il 31 agosto 1968, fu ordinato sacerdote l’11 giugno 1994. Molto stimato in ambito diocesano, ha lasciato la parrocchia Sant’Antonio di Mesagne per il nuovo incarico a Salice. Monsignor Alemanno viene ritenuto sacerdote con spiccate “capacità di coinvolgimento dei suoi parrocchiani nelle diverse attività pastorali, sociali e culturali”. Presso la Curia di Brindisi ha ricoperto, peraltro, l’incarico di cancelliere. A Mesagne ha portato proficuamente a termine il progetto di costruzione della nuova e moderna Chiesa intitolata a “San Giovanni Paolo II” .

“Don Massimo – ricorda una sua parrocchiana di Mesagne – è un prete di strada. É stato un vero padre nella nostra comunità. Ricordo, in particolare, l’accompagnamento delle famiglie nei periodi di maggiori difficoltà, nella malattia, nella morte. Era sempre presente per dare la consolazione e la sua parola di padre. Presente anche nei momenti di gioia, nella condivisione della fraternità comunitaria. Si è vissuti con lui come una vera famiglia, parrocchia-famiglia di famiglie. Era il punto di riferimento di tutti. Di tantissimi uomini che hanno recuperato il senso della fede assopita in loro. Sono stata testimone di tante conversioni molto importanti. Ha rivalorizzato un quartiere molto sofferente e abbandonato a se stesso. Ha dato vita a delle realtà mancanti e anche a tante belle iniziative comunitarie. Sguardo sempre attento e presente, anche fisicamente, con le famiglie dei più poveri, aiutandoli a vario titolo, cercando di recuperare e mettere in risalto la vita di questi fratelli della periferia che si sentivano esclusi dalla parrocchia. Ha cercato di far aprire i vari gruppi parrocchiali alle esigenze comunitarie e non più settoriali. Insomma è stato sempre presente in parrocchia! Sempre presente a fianco ai suoi parrocchiani condividendo con loro ogni cosa, ogni desiderio, ogni fatica, ogni speranza ogni problema, come fa un padre col proprio figlio”.

Intenso è stato ogni momento della Celebrazione eucaristica. L’arcivescovo, dopo aver ringraziato il parroco dimissionario don Carmine Canoci, ha presentato don Massimo Alemanno, “quale presbitero sincero, onesto, pieno di entusiasmo”, ed ha invitato la comunità ad affidarsi a lui “per vivere la vita che Gesù vuole da ciascuno”.

 

Alla conclusione della celebrazione, dopo il saluto del sindaco Rosato e la sottoscrizione dei documenti che registrano l’immissione canonica, il nuovo parroco si è rivolto agli intervenuti con queste parole: “Vengo tra voi, non a cuor leggero, ma veramente con tanta commozione. Vengo qui per continuare la mia esperienza di uomo, di sacerdote, di cristiano. Giungo a Salice come figlio di questo paese dove sono nato e di questa amata Chiesa Madre, dove nel Battesimo sono stato rigenerato alla fonte della vita. Qui Dio mi ha chiamato per nome ed oggi, tornando in mezzo a voi, come padre, il cuore si apre alla gratitudine. Non vengo a portare novità, ma a continuare l’annuncio e la testimonianza evangelica che restano sempre uguali, pur nel cambio delle persone e nel mutare delle situazioni. Pertanto, vorrei che la preghiera reciproca animasse questo tempo di conoscenza, lasciando le parole inutili; e il volerci bene ci sproni a camminare insieme per lo sviluppo della vita nella sua interezza e per il bene della comunità ecclesiale e civile”.

Rosario Faggiano


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