A pochi giorni dall’inizio della maturità 2026, oltre 527mila studenti si preparano ad affrontare l’esame che chiude il loro percorso scolastico. Ma i dati che accompagnano questa nuova generazione di diplomandi raccontano una realtà complessa: le competenze alfabetiche, fondamentali per proseguire gli studi e partecipare alla vita civile, non sono ancora tornate ai livelli pre‑pandemici.
Le prove Invalsi 2025 mostrano un quadro chiaro: il punteggio medio in italiano è sceso a 184,7, il valore più basso dal 2019, quando era 200. Dopo il crollo del 2021 (186,3) e la lieve ripresa del 2024 (185,9), il sistema educativo sembra aver perso nuovamente slancio. Solo il 51,7% degli studenti raggiunge competenze considerate adeguate (livello 3 o superiore), mentre quasi la metà resta nei livelli 1 e 2, insufficienti per gli standard previsti.
Il divario tra i diversi indirizzi scolastici è marcato: nei licei la quota di studenti con competenze adeguate è del 74%, nei tecnici scende al 40%, e nei professionali crolla al 18%. In alcune regioni, gli istituti professionali registrano addirittura un livello medio pari al livello 1, il più basso della scala Invalsi. L’origine socio‑economica continua a essere un fattore determinante, capace di influenzare la scelta dell’indirizzo e, di conseguenza, le opportunità future.
Accanto a questi segnali critici, emerge però un dato positivo: gli abbandoni scolastici precoci sono scesi all’8,2%, il valore più basso di sempre e già sotto l’obiettivo europeo del 9% fissato per il 2030. Ma la buona notizia è parziale. Cresce infatti la dispersione implicita, cioè la quota di studenti che arrivano al diploma senza possedere le competenze minime: nel 2025 è salita all’8,7%, colpendo soprattutto i maschi e gli studenti svantaggiati.
Il quadro che emerge è quello di un sistema che, pur riuscendo a trattenere gli studenti fino al diploma, fatica a garantire loro competenze solide e omogenee. Le lacune accumulate durante la pandemia non sono state riassorbite e continuano a pesare soprattutto su chi parte da condizioni più fragili. Per invertire la tendenza serviranno interventi strutturali, continuità nelle politiche educative e un’attenzione mirata ai territori e agli indirizzi più in difficoltà. La sfida non riguarda solo la scuola, ma il futuro del Paese: in un mondo sempre più digitale, dove l’intelligenza artificiale e l’accesso critico alle informazioni sono competenze essenziali, garantire a tutti gli studenti una base solida non è un obiettivo ambizioso, ma una necessità.
Il quadro in Puglia
La Puglia segue la tendenza nazionale, ma con criticità più accentuate. Secondo l’elaborazione Openpolis su dati Invalsi tra il 2019 e il 2024, tutti i capoluoghi pugliesi registrano un calo delle competenze alfabetiche in terza media, la regione si colloca stabilmente sotto la media nazionale nei punteggi Invalsi e gli istituti professionali pugliesi mostrano livelli medi spesso vicini al livello 1, il più basso previsto. La Puglia è inoltre una delle regioni dove la dispersione implicita – studenti che arrivano al diploma senza competenze minime – risulta più elevata rispetto alla media italiana, in linea con il dato nazionale dell’8,7%.
Focus sulla provincia di Lecce
La provincia di Lecce, come evidenziato da Openpolis, rientra tra i territori che hanno registrato un peggioramento significativo delle competenze negli ultimi anni. In particolare, il livello medio delle competenze alfabetiche in terza media è diminuito tra 2019 e 2024, seguendo la tendenza dei 103 capoluoghi su 112 che hanno visto un peggioramento. Lecce si colloca nella fascia dei territori con risultati inferiori alla media nazionale, soprattutto negli istituti tecnici e professionali mentre il divario tra studenti provenienti da famiglie agiate e studenti con background socio‑economico svantaggiato risulta più marcato rispetto ad altre aree del Centro‑Nord. La combinazione di fragilità socio‑economiche, offerta formativa disomogenea e minore accesso a opportunità culturali contribuisce a rendere la risalita più lenta nel Salento rispetto ad altre aree del Paese.

Una sfida che riguarda il futuro del territorio
Il quadro pugliese – e in particolare salentino – evidenzia come la pandemia abbia amplificato divari già presenti. Se da un lato gli abbandoni precoci sono scesi all’8,2%, dall’altro cresce la quota di studenti che arrivano al diploma senza competenze adeguate. Per territori come Lecce, dove il capitale umano è una risorsa decisiva per contrastare spopolamento e disoccupazione giovanile, investire in competenze significa investire nello sviluppo stesso del territorio.






