Tre anni senza Nadia Toffa, la Iena che aveva difeso gli ulivi del Salento

La popolare conduttrice è morta a causa di un grave male che l’aveva colpita. È stata spesso in Salento per parlare di emergenza xylella. Le Iene, “Niente per noi sarà più come prima”.

Tre anni. Tanto è passato da quando Nadia Toffa, uno dei volti più amati della trasmissione “Le Iene”, è scomparsa. Impossibile dimenticare il commovente messaggio con cui i suoi amici e colleghi avevano dato sui social la notizia della sua morte. «E forse ora qualcuno potrebbe pensare che hai perso, ma chi ha vissuto come te, non perde mai. Hai combattuto a testa alta, col sorriso, con dignità e sfoderando tutta la tua forza, fino all’ultimo».

La battaglia contro un aggressivo tumore al cervello (il glioblastoma multiforme), finita in un caldo pomeriggio d’estate, era stata lunga e difficile, ma la conduttrice non aveva mai perso il sorriso. Dal giorno del malore, mentre si trovava nella hall di un albergo di Trieste per un servizio, aveva raccontato, con la franchezza e l’energia di sempre, la malattia che aveva combattuto a modo suo, su Instagram, con la stessa energia che metteva nei servizi in tv: i ricoveri, la chemioterapia, i momenti difficili e le piccole conquiste come la ricrescita dei capelli dopo la chemio.

Un modo di affrontare il dolore, con ottimismo, che aveva dato fastidio a ‘qualcuno’. Quando definì il cancro come un dono le critiche avevano quasi superato i messaggi di incoraggiamento, ma a lei sembrava importare poco. Voleva solo provare a spiegare a tutti, e non solo a chi aveva imparato a conoscerla attraverso le sue inchieste, come «fiorire d’inverno». Un motto che ha dato il titolo al libro scritto “nel periodo più difficile della sua vita”.

La verità era un’altra, lo si è capito dopo: voleva semplicemente affrontare la fine a testa alta. «Non è quanto vivi, ma come vivi. Io sto facendo il possibile per ritardare la mia morte. Vedremo quanto tempo avrò ancora, ma non credo molto» confidò davanti alla telecamere dell’autore Giorgio Romiti a cui chiese di girare un video. Un testamento di gioia, un abbraccio caldo da riguardare quando nulla sarebbe più stato come prima.

Quando la notizia della sua scomparsa, a soli 40 anni, cominciò a diffondersi sui social, per molti fu una doccia fredda. Si sapeva che stava male, ma un po’ tutti si erano illusi che la guerriera, con le sue parrucche colorate e il suo sorriso, potesse farcela.

Nadia Toffa è stata molto legata al Salento. Una delle prime persone ad ascoltare il grido di dolore dei contadini che avevano cominciato a fare i conti con la Xylella Fastidiosa era lei. Durante il suo servizio nelle campagne colpite dal batterio aveva lanciato l’hashtag #salviamogliulividelsalento. Poi era tornata, quando la minaccia dell’eradicazione era diventata reale raccogliendo le voci di chi si era speso per salvare queste piante dalla condanna a morte.

Il ricordo di leccenews24.it

Avevamo conosciuto Nadia Toffa in occasione del suo servizio per Le Iene sugli ulivi del Salento, quando avevamo raccontato insieme a Fabio Ingrosso e al Centro Studi Olea le possibilità che può fornire alla ricerca il campo di sperimentazione chiamato ‘L’Orto degli Ulivi’.

Simpatica, frizzante, curiosa, coinvolgente, umile, di una professionalità spiazzante. La vogliamo ricordare così in questo giorno triste, triste per tutti, per tutti coloro che le hanno voluto bene dopo averla conosciuta di persona o semplicemente dal video, perché lei ‘bucava’ lo schermo ed arrivava dritta al cuore.

«Never give up (arrendersi mai)! Così mi aveva risposto ad messaggio – ci aveva raccontato Fabio Ingrosso, direttore del Centro Studi Olea – Dopo quel servizio ci eravamo sentiti spesso. Soffriva davvero per la morte degli ulivi salentini e voleva conoscere ogni aggiornamento, ogni novità e si dispiaceva quando non potevo raccontarle cose belle. Aveva dato voce al territorio e visibilità nazionale ad un caso che in tanti volevano tenere nascosto, relegato alle cronache locali. Mancherà al Salento perché il Salento ha sempre ricambiato il suo affetto!».

Sono passati tre anni. E Nadia manca ancora.