Mozione ready, in Puglia è scontro acceso sulla teoria del gender

Dopo l’adesione della Regione Puglia alla Re.a.dy, scoppia la polemica. Il Forum delle famiglie di Puglia e l’Ordine regionale degli Psicologi provano a fare chiarezza sulle rispettive posizioni. Alleanza Cattolica esprime tutto il suo no.

Politica, famiglia, scuola ed educazione alla sessualità. Proviamo a fare chiarezza e a mettere un po’ d’ordine perché con gli acronimi e con le parole difficili si corre il rischio di non capirci niente. Soprattutto all’indomani della decisione della Giunta Regionale della Puglia che ha ufficialmente aderito alla rete Re.a.dy, suscitando polemiche aspre che stanno dividendo la società civile pugliese.

Proviamo a semplificare e capire, cercando di dare risalto a tutte le posizioni che alimentano il dibattito. Quando parliamo di acronimi parliamo per esempio di re.a.dy  che altro non è che la Rete Nazionale delle Pubbliche Amministrazioni anti-discriminazioni per l’ orientamento sessuale e identità di genere. Mentre quando parliamo di teoria del gender, ci stiamo riferendo alla cosiddetta teoria di genere; per capire meglio facciamoci aiutare da un’enciclopedia, per esempio quella più diffusa su internet, wikipedia.

A proposito degli studi di genere o gender studies se li vogliamo chiamare all’inglese, dobbiamo sapere che essi rappresentano un approccio interdisciplinare allo studio dei significati socio-culturali della sessualità e dell'identità di genere. Dunque: come è ovvio gli individui vengono divisi in uomini e donne sulla base delle loro differenze biologiche, ma la teoria gender ribalta la visione tradizionale secondo la quale il sesso e il genere costituiscono un tutt'uno. Infatti,  il sesso costituisce solo un corredo genetico, un insieme di caratteri biologici, fisici e anatomici che producono la divisione degli esseri in maschio / femmina; il genere (gender), invece, rappresenta una costruzione culturale, la rappresentazione, definizione e incentivazione di comportamenti che rivestono il corredo biologico e danno vita allo status di uomo / donna.

Non c’è, dunque, correlazione necessaria tra l’essere maschio e l’essere uomo oppure tra l’essere femmina e l’essere donna; il genere, può essere scollegato dal sesso, insomma. Si può nascere maschio e sentirsi donna e viceversa. Ovvio che questo approccio è rivoluzionario rispetto ad una visione tradizionale, più stabile e meno dinamica della società, visione che ha pari dignità rispetto alla precedente.

Andiamo per ordine. La Regione, con l'appoggio del Movimento Cinque Stelle, non solo ha aderito l'altro ieri alla Rete Re.a.dy ma con un post su Facebook il Governatore di Puglia ha commentato le ragioni che hanno portato l’ente a tale decisione: ‘La Regione Puglia ha aderito alla rete anti discriminazioni "Ready", che unisce circa cento tra amministrazioni regionali, provinciali e comunali per avviare politiche di inclusione sociale e di contrasto a ogni forma di discriminazione per orientamento sessuale e identità di genere. Vorrei dedicare questa adesione a tutte le persone vittime di omofobia e transfobia e in particolare alle vittime pugliesi di violenza e discriminazione, in nome di Antonio Intellicato. Questo è solo il primo passo di un percorso che spero contribuisca a rendere la nostra regione sempre più inclusiva.’

Sul tema interviene l’Ordine degli psicologi pugliesi che sembra propendere per la scelta della Regione Puglia: ‘Stiamo assistendo ad accese polemiche, sia a livello nazionale sia locale, sulla questione dell'educazione sessuale nelle scuole e della cosiddetta "Idelogia del Gender". Si impone una riflessione, quindi, che faccia chiarezza sul significato dell'educazione sessuale, concetto ultimamente "abusato" e strumentalizzato, al fine di creare panico tra genitori ed educatori ed annullare o almeno rallentare un inevitabile progresso scientifico e culturale nell'ambito delle relazioni umane.

 “Educare alla sessualità vuol dire prima di tutto educare all'affettività, al rispetto dell'altro e delle differenze tra gli individui; significa stimolare la conoscenza e la consapevolezza di sé e del proprio corpo e delle normali fasi evolutive. Educare alle differenzedicono il Presidente Antonio Di Gioia e la Vicepresidente Vanda Vitone -,spiegare ai bambini e ai ragazzi che l'omosessualità è una condizione che non si può modificare e l'orientamento sessuale non si sceglie, non vuol dire creare confusione circa l’identità di genere ma prevenire forme di bullismo omofobico e i numerosi suicidi di ragazzi discriminati e maltrattati in quanto omosessuali”. “Il sesso è determinato alla nascita,il genere è invece un costrutto socio-culturale che varia a seconda dell'epoca e della cultura in cui viviamo e delle regole sociali. L'identità di genere è la percezione che l'individuo ha di sé come uomo o donna; a volte non coincide con il sesso”.

 “Insegnare ai bambini e ai ragazzi che non esistono ruoli prestabiliti, ovvero che le donne possono accedere a lavori considerati nel passato maschili o che gli uomini possono esprimere emozioni e sentimenti o svolgere lavori domestici, un tempo considerate prerogative femminili,non vuol dire spingerli a cambiare orientamento sessuale.  Far riflettere sulla parità – continuano Presidente e Vicepresidente dell’Ordine degli Psicologi della Puglia – significa smontare i pregiudizi e la paura del confronto tra i sessi e prevenire la violenza contro le donne e il bullismo ormai dilagante”.



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