Spiaggiabella, rinfresca il cane con l’acqua della fontana pubblica. Riceve multa da 100 euro

Per la Polizia Municipale di Lecce l’uomo non ha concesso ristoro al proprio cane utilizzando l’acqua della fontana pubblica in località Spiaggiabella ma ha lavato l’animale

Multato per aver utilizzato l’acqua della fontana pubblica per rinfrescare il proprio cane. Accade in località Spiaggiabella, marina di Lecce, ad un cittadino avvicinato e multato da una pattuglia della polizia municipale del capoluogo salentino mentre era intento a soccorrere il proprio cane a seguito di un malore. Almeno così racconta su facebook l’uomo che si sente vittima di un’ingiustizia.

È infatti questa la versione che fornisce il proprietario raccontando quanto accaduto nella calda mattinata di domenica 2 agosto, quando si è visto infliggere la sanzione amministrativa per l’uso, considerato improprio, dell’acqua della fontana pubblica di via Santa Cesarea.

“Oggi – domenica 2 Agosto – alle ore 16:17 in località Spiaggiabella, mi è stata fatta una multa perché, con 40° gradi all’ombra, ho soccorso la mia non più giovane cagnolina a seguito di un malore. Ebbene sì – continua il proprietario – il comune di Lecce esige da me ben 100 euro sol perché, una volta accostatomi nei pressi di una fontana pubblica, ho bagnato il musetto e la testa all’ “animale” che, come già specificato, un po’ per l’età un po’ per il caldo, era in crisi respiratoria”.

Gesto evidentemente poco gradito alla pattuglia della compagnia locale, che ha inferto la sanzione al “trasgressore” perché – si legge nel verbale – utilizzava l’acqua pubblica per lavare il proprio cane, continuando anche all’arrivo dei vigili. Una versione non accolta dal proprietario che – si evince dal verbale di accertamento della violazione – ha sin da subito dichiarato l’intento di rinfrescare il cane.

Unanime giunge la solidarietà dal gruppo facebook cittadino, dove il proprietario del cane, oltre a fornire la propria versione dei fatti, ha aggiunto una riflessione sull’accaduto, lamentando le modalità con cui gli agenti si sono rapportati alla situazione. “La vigilessa in questione – racconta – non si è neanche presa la briga di rilevare il numero di microchip che per legge i nostri amici a 4 zampe devono avere. Infine voglio ricordare come con l’accordo del 6 febbraio 2003 firmato tra il Ministero della Salute, le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano, si estende la definizione di animale da compagnia coperto dai diritti includendo “ogni animale tenuto, o destinato ad essere tenuto, dall’uomo, per compagnia o affezione senza fini produttivi od alimentari” e definisce con più precisione le responsabilità del detentore, che è responsabile della sua salute e del suo benessere; all’animale da compagnia vanno infatti garantiti cibo e acqua in maniera tempestiva, cure sanitarie, possibilità di esercizio fisico e una dimora pulita”.



In questo articolo: