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Odissea giudiziaria per un salentino: processo lungo otto anni, ma manca la querela

by Irene Troisio
23 Agosto 2017 16:47
in Attualità
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L’eclatante notizia della disavventura giudiziaria, che ha visto protagonista un 45enne salentino, diffusa anche grazie all’operoso impegno dell’associazione radicale “Nessuno tocchi Caino”, è una storia di ingiustizia ed evidenzia come il malfunzionamento della macchina processuale possa avere conseguenze talvolta irrimediabili.

Il malcapitato in questione, proveniente dalla provincia leccese, era impegnato come operatore sociale nella capitale, svolgendo un lavoro all’insegna del supporto e del recupero dei più bisognosi, che richiede necessariamente un forte slancio motivazionale data la gravità delle situazioni a cui, il più delle volte, occorre far fronte.

L’uomo, privo di famiglia e coinvolto anche emotivamente nelle tematiche di responsabilità assistenziali, secondo quanto riportatoci da Giuseppe de Matteis, referente dell’associazione “Nessuno tocchi Caino”di Lecce e Brindisi, ha subito l’accusa di atti sessuali nei confronti di persona minorenne. La ragazza in questione era proprio una delle utenti verso cui l’imputato rivolgeva il proprio supporto umanitario, ed era coinvolta in un giro di prostituzione.

L’accusa, peraltro basata su argomentazioni poco attendibili e spesso insuscettibili di un riscontro reale effettivo – come l’indicazione della presunta auto dell’accusato, in realtà mai posseduta da egli – è stata l’inizio di un’odissea giudiziaria durata 8 lunghi anni, durante la quale il soggetto coinvolto ha perso il lavoro e la salute, cadendo in un grave stato depressivo.

La fine dell’incubo e l’assoluzione definitiva sono giunte solo a seguito della casuale assenza del p.m. occupatosi della causa, quando il p.m. sostituto si è reso conto, consultando gli atti processuali, della mancanza della querela per cui l’azione penale nei confronti del salentino non doveva neppure essere iniziata.

In seguito all’incredibile scoperta di una denuncia mai effettuata e di un processo messo in piedi senza le proprie fondamenta, la sesta sezione del Tribunale Ordinario di Roma ha assolto l’imputato con sentenza irrevocabile in primo grado. Ad ottobre si terrà invece l’udienza per il risarcimento dei danni, presso la Corte d’Appello di Roma,la cui richiesta ammonta a 500 000 euro.

Verrebbe da dire che anche stavolta giustizia è fatta, ma purtroppo oltre ai freddi errori giudiziari,non tutto si può ripristinare.

Tags: giustizia
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