Primo maggio, festa dei lavoratori che il lavoro non lo hanno

È un primo maggio all”™insegna di Expo 2015, del concertone di Roma, della gita fuori porta. È una festa dei lavoratori, giovani e meno giovani, che il lavoro faticano a trovarlo o peggio lo hanno perso.

Oggi, Primo maggio è solo un giorno di festa. Festa, intesa come l’occasione di svegliarsi un po’ più tardi, di leggere il giornale, di programmare una gita fuori porta e perché no, visto che quest’anno lo permette, un viaggio in qualche città d’arte italiana o capitale europea. Secondo i dati di Federalberghi, sono circa 6 milioni gli italiani che approfitteranno di questo primo lungo weekend lungo dell’anno. Oggi, primo maggio in quel di Milano si alza il sipario sul ‘villaggio globale’ dedicato al cibo e alla terra, sul  tanto chiacchierato Expo 2015 che fino al 31 ottobre trasformerà la capitale della Lombardia nel centro del mondo con i suoi 20 milioni di visitatori attesi pronti a scoprire i  "padiglioni delle meraviglie", con le loro architetture avveniristiche ed eco-sostenibili, capolavori di design, ingegneria, tecnologia, molte delle quali firmate da archistar e concepite per stupire. Alla chiamata dell’Italia hanno risposto 45 Paesi, 3 organizzazioni internazionali, 13 organizzazioni della società civile. Un viaggio lungo sei mesi per accendere i riflettori sui temi dell'alimentazione sana, della sostenibilità, della lotta allo spreco, alle malattie alimentari e soprattutto alla fame nel mondo. Oggi, primo maggio, è il giorno del concertone di Roma, promosso dai sindacati Cgil-Cisl e Uil, che dal 1990 trasforma la splendida Piazza San Giovanni in Laterano in una grande manifestazione a cielo aperto.
 
Primo Maggio, giorno della festa dei lavoratori, data in cui tutto il mondo ricorda le battaglie operaie per la conquista, non solo di migliori condizioni lavorative, ma di una vera e propria dignità umana. Una ricorrenza sentita e celebrata da tutti anche se in pochi sanno che la sua origine deve essere ricercata negli Stati Uniti, alla fine del diciannovesimo secolo. L’anno è il 1884 e la città è Chicago. Non la New York del 1911, non la risposta al rogo della fabbrica di Triangle Shirtwaist, dove morirono 146 donne, italiane e ebree, perché chiuse dentro dai padroni.
 
Chicago, “macelleria del mondo” per via dei mattatoi e “granaio d’America” per via delle praterie del MidWest, era in agitazione. Lo erano le migliaia di lavoratori immigrati che lavoravano in condizioni immaginabili: la media era tra le dodici e le sedici ore lavorative al giorno. Il malcontento fu guidato dalla Federation of Organized Trades and Labor Unions, che chiedevano che dal 1 maggio del 1886 le ore lavorative fossero abbassate a otto, pena scioperi generali. Il primo maggio manifestarono tra le 30 e le 40 mila persone, una folla consistente per l’epoca. Nei giorni successivi ci furono scontri tra operai dentro e fuori la fabbrica, e due morti, uccisi dalla polizia.
 
Oggi Primo Maggio, in un momento in cui la crisi economica, per molti superata, continua a far sentire i suoi strascichi è una ricorrenza che si veste di amarezza e sconforto. Il lavoro manca, tarda ad arrivare, i disoccupati aumentano. Cosa c’è da festeggiare quando le famiglie non riescono ad arrivare a fine mese? Quando gli uomini che non riescono più a mantenere mogli e figli si caricano di preoccupazioni, di ansie, di stress?
 
Oggi, primo maggio abbiamo voluto chiedere ad Antonio Lezzi, Presidente dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro della provincia di Lecce ed a  Maria Cristina Circhetta, socia dello Studio “Carluccio-Circhetta” di Poggiardo quali siano stati gli effetti del jobs act, del programma Garanzia Giovani sulle assunzioni sui giovani.
 
Insomma, per alcuni è una giornata di vacanza, per altri una giornata di rivendicazioni, per altri ancora un giorno dedicato alla musica. Qualunque cosa sia, se è una giornata per riflettere va bene sempre.