La Xylella avanza e la produzione di olio crolla, Coldiretti: “- 90% nel Salento e frantoi pronti a chiudere”

Crollo 90% di olio rispetto alle medie storiche e oltre 100 frantoi che rischiano di restare chiusi. È il grido di allarme di Coldiretti Puglia che, giovedì, incontrerà il Ministro Bellanova.

Sono solo stime, ma basta fare un giro nelle campagne del Salento distrutte dalla xylella fastidiosa per capire che lo scenario catastrofico descritto da Coldiretti Puglia sarà confermato dai dati finali. La produzione di olive Cellina e Ogliarola, azzerata quasi completamente, avrà un effetto a catena su oltre centro frantoi pronti a chiudere porte e serrande. Numeri alla mano, insomma, in provincia di Lecce si prevede un crollo del 90% di olio, rispetto alle medie storiche, e l’ombra della chiusura per la grande fabbrica green del Sud Italia. Più che un’ombra, un vero e proprio rischio.

«Gli olivicoltori sono allo stremo perché la produzione è azzerata e i frantoiani stanno decidendo di non mettere in moto gli impianti, perché l’apertura senza molitura di olive significherebbe sobbarcarsi gravosi quanto inutili costi di manutenzione di attrezzature e personale». È il grido d’allarme del Savino Muraglia, presidente dell’associazione che rappresenta più di 50mila aziende agricole pugliesi. Sarà lui a guidare una delegazione nell’incontro fissato per giovedì 19 settembre con il Ministro dell’Agricoltura, la salentina Teresa Bellanova.

«Chiederemo al Ministro di attivare immediatamente i decreti attuativi per l’emergenza Xylella per dare sostegno alle imprese olivicole e ai frantoi. Non solo, chiederemo di intervenire per liberalizzare i reimpianti anche nell’area vincolate, perché serve in Puglia una massiccia ripresa produttiva. Il Salento sta morendo da 6 anni, anche di burocrazia», insiste il Presidente.

Intanto, il batterio killer che ha trasformato le bellissime campagne salentine in cimiteri a cielo aperto continua la sua marcia, indisturbato, ad una velocità di più 2 chilometri al mese. Pensa quanta strada ha fatto da quando è stata confermata la sua presenza nel tacco dello stivale. Più di 100 chilometri di patrimonio olivicolo devastato, sempre parlano di numeri. Da Santa Maria di Leuca a Brindisi, dove nell’ultimo monitoraggio di agosto, sono stati trovati altri 43 ulivi infetti.

Ma la Xylella non ha solo cambiato il volto di un territorio che aveva fatto di questi alberi secolari e millenari un vanto. Ha messo in ginocchio centinaia, migliaia di agricoltori, ora senza reddito; ha trasformato in ‘sculture secche’ milioni di ulivi; ha costretto i titolari a svendere i propri frantoi, anche quelli ereditati da papà e nonni, per venderli a pezzi in Grecia, Marocco e Tunisia. E poi c’è la produzione dell’olio extravergine di oliva, sempre inferiore all’anno precedente.

«Un trend che – come denuncia Coldiretti Puglia – rischia di diventare irreversibile se non si interviene con strumenti adeguati per affrontare dopo anni di tempo perduto inutilmente il ‘disastro colposo’ nel Salento».

Dopo il minimo storico di 5.295 tonnellate prodotte nell’ultima campagna olearia 2018/2019, quella del 2019-2020 è destinata a ‘conquistare’ un nuovo triste record. Tutto questo, grazie all’avanzata della malattia che ha lasciato dietro di sé solo distruzione.



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