Riducono gli agenti, ma i detenuti aumentano. La protesta dei sindacati: “serve un piano di sfollamento”

In occasione della visita al Carcere di Lecce del capo del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria (Dap) Francesco Basentini, le organizzazioni sindacali hanno organizzato un presidio di protesta davanti ai cancelli

Da tempo le organizzazioni sindacali tentano di accedere i riflettori sui problemi del Carcere di Lecce e della polizia penitenziaria tra sovraffollamento, carenza di personale e carichi di lavoro troppo ‘pesanti’. Per questo, la visita alla casa circondariale di Lecce del capo del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria (Dap) Francesco Basentini si è trasformata in un’occasione per i Sindacati Fp Cgil, Fns Cisl, UilPa Polizia Penitenziaria, Sappe, Sinappe e Uspp per organizzare una protesta davanti ai cancelli dell’istituto penitenziario. L’obiettivo è quello di denunciare le pesanti condizioni di lavoro del personale di polizia penitenziaria che, ogni giorno, controlla la casa circondariale del capoluogo salentino.

La grave situazione del Carcere di Lecce

Numeri alla mano, quello che le organizzazioni sindacali vogliono dimostrare è che nonostante le “continue ed ingiustificate” riduzioni dell’organico il numero degli ‘ospiti’ ristretti nel Carcere di Lecce è rimasto invariato, se non aumentato nell’ultimo periodo. Non solo, sono aumentati i detenuti seguiti dagli specialisti psichiatri, arrivando a circa 200.

Un quadro preoccupante, ma a allarmare i Sindacati è anche il “futuro”. A breve è in programma l’apertura della sezione a custodia attenuata di Monteroni e del nuovo padiglione, costruito di recente, all’interno della Casa Circondariale di Lecce di circa 200 posti letto.

«Uno scempio – si legge nel documento che sarà consegnato a Basentini – perpetrato a danno della casa circondariale di Lecce, con una rideterminazione dell’organico fatta tenendo conto, secondo noi, della capienza regolamentare dell’istituto, che è di circa 600 detenuti, e non sull’effettivo numero di detenuti presenti, che ad oggi ne conta 1100. Non si è tenuto conto della planimetria dell’istituto, dei posti di servizio, della tipologia dei detenuti ristretti e della loro provenienza, moltissimi sono assegnati a Lecce da altri circondari come Foggia, Bari, Taranto, Brindisi nonchè da altre regioni, tutto ciò, tra l’altro, comporta un sostanziale incremento dell’attività lavorativa del nucleo scorte».

Il personale, secondo le organizzazioni, non riesce più a fronteggiare la situazione, ormai al limite, con turni di servizio di dieci, dodici ore, e con più di 100mila ore di straordinario effettuate nel 2019. «Sempre meno personale sempre più incombenze da garantire» tuonano i Sindacati che ci tengono a sottolineare che se gli standard di sicurezza nel penitenziario sono rimasti alti è solo grazie ai sacrifici degli agenti.

“Serve un piano di sfollamento”

I rappresentanti sindacali speravano di incontrare il capo del dipartimento, Francesco Basentini, ma sembra che questo faccia a faccia non ci sia stato. «Chiediamo al Dott Basentini – concludono – di ridare finalmente dignità ad una regione, ed in particolare ai lavoratori della casa circondariale di Lecce, dando disposizioni affinché si possa attuare un piano di sfollamento serio e non virtuale come avvenuto troppo spesso, allorquando si sono trasferiti decine di detenuti ma se ne sono fatti arrivare centinaia».