Pubblico impiego, anche a Lecce lavoratori in rivolta

Si sono ritrovati questa mattina dalle ore 11 presso la Prefettura del capoluogo salentino gli impiegati che, insieme alle Federazioni della Cisl, hanno chiesto e ottenuto un incontro con il Prefetto.

Rivendicare i rinnovi contrattuali, sostenendo l’importanza di dire basta al governo che, a loro dire, invece di promuovere la professionalità e competenza favorisce i privilegi e la disorganizzazione degli Enti. È questo il pensiero dei lavoratori del pubblico impiego della provincia di Lecce – Enti Centralizzati, Parastato, Sanità, Autonomie Locali, Scuola, Personale della Sicurezza, dell’Università e della Ricerca – che hanno aderito allo sciopero nazionale previsto per oggi, lunedì 1 dicembre ritrovandosi dalle ore 11,00 presso la Prefettura di Lecce.  

Lo sciopero, a cui stanno aderendo i lavoratori, è stato annunciato dai segretari generali delle Federazioni di Cisl Funzione Pubblica, Cisl Scuola, Cisl Fns, Cisl Università, e Cisl Medici di Lecce che hanno tra l’altro chiesto un incontro con il Prefetto di Lecce per esporre le problematiche oggetto dello sciopero.

“Con questo sciopero – afferma Giuseppe Melissano, segretario generale FP Cisl di Lecce – intendiamo far arrivare un forte messaggio al governo: che i lavoratori pubblici della Provincia di Lecce sono stanchi della situazione, in quanto ad ogni crisi del Paese si è sempre proceduto a riformare la Pubblica Amministrazione ma poi in effetti chi è stato colpito sono stati sempre e solamente i lavoratori”.

“In questi anni di blocco dei contratti – aggiunge – i lavoratori hanno perso il 10% di stipendio e pensione alla faccia dello stimolo ai consumi. Inoltre i lavoratori hanno perso la possibilità di fare carriera, avere produttività e formazione. Hanno perso quasi 500mila colleghi di lavoro senza dare un’occasione ai precari e ai giovani che chiedono di potersi impegnare per il pubblico”.

“Come Cisl rivendichiamo – prosegue Melissano – di eliminare il blocco del turn over, di incentivare la professionalità e di recuperare il potere d’acquisto. Rivendichiamo fatti e risposte concrete per  il lavoratore pubblico e per i cittadini affinché si possa creare una nuova rete di servizi di qualità con meno costi, maggiore competenze e innovazione”.