Regina Pacis, l’ecomostro sul litorale di San Foca va abbattuto. D’Agata “cali la saracinesca su un luogo di dolore”

Il Regina Pacis, l’ecomostro su litorale di San Foca ormai in rovina, andrebbe abbattuto secondo lo Sportello dei Diritti ‘per cancellare la sua storia, fatta anche di dolore’

Chi percorre la litoranea, nel tratto che da San Foca conduce a Torre dell’Orso, avrà sicuramente notato il Regina Pacis, una imponente struttura a pochi passi dal mare, ormai abbandonata a se stessa. Oggi è un ecomostro di cemento che ai salentini evoca vecchi ricordi, alcuni amari. Ai turisti, invece, ‘disturba’, rovina il panorama offerto da quell’angolo di spiaggia, nel territorio di Melendugno.

Quella del Regina Pacis è una storia lunga. È stata una colonia estiva per i bambini poveri, poi un centro di permanenza temporanea per migranti in un momento clou per il Salento, travolto negli anni novanta dal fenomeno degli sbarchi di massa. Poi il sospetto che la struttura, simbolo della carità e della solidarietà, fosse diventata un lager. I racconti delle violenze che si sarebbero consumate dietro quei muri alti vista mare che hanno ospitato migliaia di immigrati di varie nazionalità hanno gettato ombre. Sono stati anni bui, poi la nuova vita. L’edificio sarebbe dovuto diventare un resort di lusso, ma anche quell’ipotesi oggi pare essere tramontata.

Regina Pacis da abbattere?

Intanto il Regina Pacis è ancora lì. E sono stati tanti i turisti in vacanza nel Salento che, notando quella presenza ingombrante (abusiva, ma poi condonata), hanno scritto allo Sportello dei Diritti per lamentarsi. Questo si legge in una nota a firma di Giovanni D’Agata. «Nei giorni scorsi, alcuni turisti ci hanno chiesto il perché della permanenza di quell’edificio fatiscente che tutt’oggi si staglia innanzi al Mar Adriatico senza un apparente motivo» spiega il Presidente che, coglie l’occasione, per rispolverare un vecchio appello: rimuovere «quell’ecomostro che ricorda tanto dolore e tragedie umane con la sua sola inesorabile ed orribile presenza».

«Il Regina Pacis, di “pacis” ha solo il nome. Abbattetelo, abbassate quella saracinesca che chiude la visuale sul mare in un tratto di costa ameno, ma anche il ricordo di quel luogo di tanta sofferenza e dolore” conclude D’Agata. Un modo per restituire ai salentini e ai visitatori quella porzione di litorale.



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