Revenge porn su Telegram, fra le vittime della ‘chat perversa’ anche minorenni pugliesi 

Il presidente dell’Ordine degli psicologi di Puglia Gesualdo spiega le possibili ripercussioni che si celano dietro il fenomeno scoppiato negli ultimi giorni

L’unica arma a disposizione per combattere il Coronavirus è il «distanziamento sociale». È stato detto, ripetuto e ricordato ancora che per spezzare la catena dei contagi è importante mantenere la distanza di sicurezza e restare chiusi in casa fino a quando l’emergenza non sarà rientrata. Ma anche tra le mura di casa, dove ci si dovrebbe sentire al sicuro, si possono nascondere delle insidie. Molte abitudini sono cambiate e la quarantena ha ‘allontanato’ le persone più care, fisicamente almeno. In questo isolamento forzato, i social sono l’unico strumento a disposizione per ‘sentirsi vicini’. Per far parte, virtualmente, della quotidianità.

Ora più che mai, quindi, è importante non abbassare la guardia e fare attenzione sui pericoli che girano intorno al mondo del web. Uno dei fenomeni che sta destando preoccupazione, ancor di più nelle ultime settimane, è il «revenge porn», l’uso distorto che viene fatto di immagini o video privati, di natura erotica, che vengono diffusi sui social network o sul web a scopi vendicativi e senza il consenso della persona ritratta.

Sembra, infatti, che sia stata ‘scoperta’ su Telegram, social di messaggistica istantanea, una chat privata dove ogni giorno vengono ‘scambiate’ centinaia, migliaia di foto ‘intime’ senza il consenso dei protagonisti degli scatti per uno stupro virtuale, per del ‘sesso a portata di smartphone’. Un circuito pericoloso culminato nella condivisione di materiale pedopornografico. Fra le vittime inconsapevoli anche alcune minorenni pugliesi che, solo dopo aver ricevuto strani inviti e richieste sui social, hanno scoperto che le loro foto postate sui loro profili erano finite in questi raccapriccianti gruppi.

«Il dato preoccupante che riguarda questo fenomeno è l’ingenuità con la quale si mette in atto – ha affermato il presidente dell’Ordine degli psicologi della Regione Puglia, Vincenzo Gesualdo – fra le tante ripercussioni possibili vi è la perdita di controllo della propria intimità e dignità, in quanto una volta inviata l’immagine non si è più padroni sulla sua divulgazione, la “sindrome da trofeo” che fa sì che il contenuto venga subito condiviso, l’umiliazione e la vergogna».

Vincenzo Gesualdo

«A queste vanno aggiunte le terribili conseguenze sull’identità, sia reale che digitale, con il rischio di veder compromessa la propria reputazione creando così problemi con nuovi partner o influenzando i futuri rapporti di lavoro» continua Gesualdo.

«La rete è piena di insidie e non fa una selezione, sia i bambini che gli adolescenti sono bersagli perfetti per i molestatori. È fondamentale che i genitori si informino per conoscere il mondo del web in tutte le sue potenzialità così da mettere in guardia i propri figli dai rischi» conclude Gesualdo.



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