Coronavirus, ipotesi tamponi di massa. Pier Luigi Lopalco: “sono inutili e dannosi”

“Più tamponi si, ma con criteri dettati dalla scienza”. Secondo l’epidemiologo Pier Luigi Lopalco gli screening di massa sarebbero inutili. Ecco perché…

Tanto è stato detto e scritto sulla possibilità di effettuare tamponi di massa per scovare gli asintomatici, isolarli e spezzare la catena dei contagi. E da più parti vengono ‘richiesti’ per avere un’idea più realistica della diffusione del virus, soprattutto nella seconda fase di convivenza con il virus. Per rispondere alle note dei sindacati di Polizia e del presidente Ordine dei Medici, il prof. Pier Luigi Lopalco responsabile della taskforce della Regione Puglia ha voluto fare chiarezza su questo ‘strumento’ tanto invocato.

«La richiesta di avviare programmi di screening di massa per la ricerca del virus SARS-CoV-2 con tecniche di biologia molecolare (il cosiddetto tampone), seppur comprensibile in un momento di pressione come quello che stiamo vivendo, non è comunque sostanziata da alcuna evidenza di efficacia. La ricerca a tappeto del virus in una platea di soggetti asintomatici non è utile né come mezzo di prevenzione della diffusione del virus in ambito ospedaliero, né come tutela della salute dell’operatore» si legge in una nota pubblicata sul sito della Regione.

Il punto è che il tampone ‘scopre’ il virus solo nelle persone che, in quell’istante specifico, sono portatori di Covid19. Una persona, ad esempio, potrebbe risultare negativa durante il ‘tempo di incubazione’ e nel frattempo contagiare perché non si sa esattamente da quando si comincia ad essere infettivi.

«La finalità dell’esame – si legge – è quella di fare diagnosi in caso di sospetto. Il sospetto può essere legato o alla presenza di sintomi o di contatto con un caso accertato per escludere l’avvenuto contagio».

«Con una tale strategia di ricerca, attualmente in Puglia si riesce ad ottenere un livello di positività al tampone intorno al 5%. Fra i soggetti positivi, un terzo circa dei sospetti è asintomatico. Andando a ricercare i positivi con un criterio comunque allargato ma pur sempre mirato, si identifica appena un 1-2% di soggetti asintomatici al momento del tampone. È un buon risultato, considerando che tale soggetti, anche se pochi, costituiscono comunque una potenziale fonte di contagio. Ma si capisce bene come, se invece tale indagine fosse eseguita a tappeto su una platea random di soggetti asintomatici, il numero di portatori positivi che si riuscirebbe a scovare sarebbe irrisorio. Non solo, considerando i valori di specificità e sensibilità della metodica, la quota di falsi negativi e falsi positivi da gestire sarebbe superiore a quella dei veri positivi eventualmente identificati».

Insomma, secondo Lopalco il tampone non è un buon test di screening e utilizzarlo a questo scopo andrebbe contro ogni logica scientifica. Senza considerare il fatto che un numero maggiore di test peserebbe troppo sui lavoratori. E chi ha necessità di avere i risultati in tempi brevi li avrebbe con ritardo. C’è un altro aspetto che va considerato, c’è sempre il rischio per un operatore risultato negativo di positivizzarsi nel giro di poche ore o pochi giorni. Una possibilità che resterebbe comunque.

Lopalco non ha dubbi: più tamponi si, ma con criteri dettati dalla scienza. “Tamponi di massa o sistematici agli operatori sanitari non sono solo inutili, ma anche dannosi”.



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