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Terra dei fuochi. Morto Carmine Schiavone, il pentito dei rifiuti

by Redazione
22 Febbraio 2015 18:18
in Attualità
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Aveva aperto il vaso di Pandora, Carmine Schiavone ex boss dei Casalesi diventato poi collaboratore di giustizia. L’uomo cugino del più ben noto Francesco (soprannominato Sandokan) che ha fatto conoscere con le sue dichiarazioni quel mondo sommerso fatto di legami e intrecci tra camorra, politica e imprenditori del settore rifiuti, è morto nella sua casa di Viterbo. Lì dove si era rifugiato da quando era uscito dal programma di protezione per i collaboratori di giustizia. Stroncato da un infarto a 72anni.
 
Schiavone mentre stava effettuando alcuni lavori nella sua abitazione, il 10 febbraio scorso, era caduto dal tetto riportando la rottura di una vertebra e altre lesioni. Otto giorni più tardi, era stato operato, ma oggi le sue condizioni si sono aggravate improvvisamente. Poi il decesso. Con la sua scomparsa si chiude una delle pagine più tristi e buie della storia recente.
 
Pentito perché tradito dal suo stesso clan, fu Schiavone a portare alla ribalta il caso dei rifiuti tossici nascosti abusivamente dalla camorra nel casertano in quella che divenne tristemente nota come Terra dei fuochi.  Fanno rabbrividire ancora le parole pronunciate nel 1997 davanti alla Commissione ecomafie, in una audizione i cui verbali furono desecretati soltanto nel 2013 «Il traffico e l’interramento dei rifiuti in provincia di Caserta era un affare da 600-700 milioni di lire al mese, che ha devastato terre nelle quali, visti i veleni sotterrati, si poteva immaginare che nel giro di vent’anni morissero tutti». La sentenza di morte non lasciava scampo: «Gli abitanti di paesi come Casapesenna, Casal di Principe, Castel Volturno e così via, avranno, forse, venti anni di vita». 
 
Nel business, secondo il pentito, erano coinvolte mafia, `ndrangheta e Sacra Corona Unita. E anche il Salento da semplice ‘spettatore del dramma’ era finito per essere protagonista. Il tappeto era ormai stato sollevato e sotto l’arazzo era stata nascosta tanta polvere, polvere pericolosa per la salute. Eppure secondo il Procuratore di Lecce, Cataldo Motta quelle parole di Schiavone che tiravano in ballo anche il sud della Puglia erano "prive di fondamento" «Non corriamo dietro ai fantasmi, non lo abbiamo mai fatto e certo non lo faremo questa volta».
 
Schiavone decise di passare dalla parte dello Stato perché – come raccontò lui stesso- si sentì tradito dal suo stesso clan di cui era stato manager e contabile. Nel luglio del 1991, fu arrestato con il figlio Maurizio dai carabinieri che avevano trovato delle armi nell’impianto di calcestruzzi che gestiva a Santa Maria la Fossa. Ottenuti gli arresti domiciliari, era stato arrestato di nuovo l’anno successivo con l’accusa di evasione: era a Maglie, in Puglia, invece che a Casal di Principe. Sospettando di essere finito in manette per una spiata, si decide a collaborare con la giustizia ottenendo in cambio anche la restituzione della Baschi, che nel frattempo era stata confiscata.
 
Il suo nome tornò alla ribalta nel 2008, quando voci raccolte dalle forze dell’ordine lo davano come possibile organizzatore di un attentato contro Roberto Saviano.

Tags: rifiuti-pericolosi
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