Territorio agricolo ma senza Facoltà di Agraria, una contraddizione tutta salentina

Il dibattito sull’istituzione di una Facoltà di Politiche Agrarie, nel nostro territorio, torna ad accendere il confronto tra politica e tecnici di settore. Un’idea che trova molti appassionati sostenitori.

Si riapre il dibattito sull’istituzione della Facoltà di agraria a Lecce. L’Università potrebbe guidare la crescita economica di un settore strategico per il Salento e la Puglia. L’idea trova molti appassionati sostenitori nelle istituzioni politiche, nei GAL e nella associazioni di categoria.

L’idea viene da lontano, ma fino a oggi è rimasta solo una buona intenzione. Adesso però la possibilità di attivare a Lecce un corso di laurea o meglio una facoltà di Politiche Agrarie si fa più concreta. Il territorio ne ha la vocazione, l’Università ne ha gli strumenti, i giovani ne scoprono l’importanza dopo aver ereditato dal sangue dei padri l’amore per la terra.

In un contesto economico in cui l’unico segmento in attivo e in prospettiva di crescita è quello agroalimentare e in una terra a trazione agricola da sempre, l’organizzazione disciplinare di un corso di studi ad hoc potrebbe valorizzare il lavoro e dare una visione d’insieme più organica e consapevole. Industriali e politici ci stanno, il rettore dell’Università non lo esclude, anzi incoraggia il percorso a patto che tutti ci stiano dentro.

Il senatore Dario Stefano, ex assessore regionale alle politiche agricole della Puglia, torna sul tema delle ricadute economiche che tale prospettiva accademica potrebbe provocare sul territorio. Sulla stessa linea un altro salentino ed ex Ministro dell’Agricoltura, l’europarlamentare Paolo De Castro che immagina la creazione di un centro wine and food più in linea con lo stile anglosassone o europeo, in cui la didattica venga affidata direttamente a esperti del settore e produttori. Poca teoria e molta pratica suggerisce il presidente del Gal Terra D’Arneo Cosimo Durante, già assessore provinciale all’agricoltura il quale immagina un’attività di coordinamento fra imprenditori, produttori e università per rendere la facoltà di Agraria un patrimonio del Salento, una risorsa caratterizzante l’identità e non solo un esamificio universitario di cui non vi sarebbe alcun bisogno.

Diventa importante per creare sviluppo ma anche per quelle tematiche legate alla ricerca, commenta Fabio Ingrosso di Copagri Puglia; bisognerebbe evitare di spostare tutto su Bari, affrontando i problemi in maniera più adeguata e con una tempistica diversa, applicando tecnologie nuove direttamente sul posto.

Speriamo che questa volta non si spendano solo quintali di inchiostro a scrivere e basta, come è già avvenuto troppe volte in passato.