‘Troppi tagli, così i giovani talenti se ne vanno’: il precariato universitario salentino scende in Piazza

Nel pomeriggio, a Lecce, protagonisti i ricercatori a tempo determinato, assegnisti e dottorandi. Manifestazione pubblica, ieri, in Piazza ‘Angelo Rizzo’ – presso ‘Porta Napoli’ – assieme al Rettore Vincenzo Zara:’Troppi tagli ai finanziamento ordinario’.

Riaffermare il ruolo strategico della ricerca. Un monito, un messaggio diretto al Governo alla luce del preoccupante precariato che da anni, ormai, colpisce il settore. "Per noi un futuro fosco". Ascoltando queste parole, si capisce come non solo l'insegnamento, ma anche l'alta formazione corre rischi notevoli. Avanza la necessità di avviare un confronto serio con le istituzioni e l'occasione di ribadirlo è avvenuta ieri, proprio davanti al Palazzo Codacci-Pisanelli (sede storica dell'ateneo salentino) durante una manifestazione organizzata dalla CRUI – Conferenza dei Rettori delle Università Italiane. "Per una nuova primavera delle Università" il titolo dell'iniziativa – che peraltro gode del patrocinio del Comune di Lecce – alla quale in Piazza "Angelo Rizzo" c'era anche il Magnifico Rettore, Vincenzo Zara:"Dal 2008 il sistema universitario italiano è soggetto a tagli lineari e progressivi delle risorse. Con questra 'Primavera' il sistema universitario vuole portare all'attenzione dell'opinione pubblica le conseguenze nefaste di questa scelta politica trasversale", riferisce. 

Protagonisti del sit-in non potevano altri che essere, ovviamente, i precari e le precarie della ricerca (ricercatori a tempo determinato, assegnisti e dottorandi), i quali hanno raccontato della propria biografia umana e intellettuale. Tutti insieme per far emergere dall'anonimato le difficoltà incontrate concretamente ogni giorno. Così, costruire un futuro per i giovani talenti e la collettività appare impossibile. "I tagli continui al fondo di finanziamento ordinario e l'assenza di un convinto investimento pubblico e privato nella ricerca e nell'alta formazione universitaria determinano l'impossibilità di avviare nuoci percorsi; di investire servizi e attività per gli studenti e nell'internazionalizzazione, di valorizzare il contributo della struttura tecnico-amministrativa", specifica sempre il prof. Zara.

"Ma soprattutto significano – prosegue – il congelamento delle carriere e delle opportunità di crescita professionale. Una condizione retributiva che disincentiva i migliori a restare e allontana i giovani talenti e gli studiosi stranieri, l'indebolimento del già precario e fragile diritto allo studio che sta riducendo iscritti e laureati. Manca una programmazione seria, credibile e, a monte, una visione del futuro. Ciò genera un clima d'incertezza. Il valore e la competitività scientifica delle nostre università sono rimasti forti, paradossalmente, anche e soprattutto grazie al brillante lavoro dei più giovani". 

"Occorre che aumenti la consapevolezza del valore per il Paese – conclude Zara – e del rischio di mettere seriamente e definitivamente in crisi un sistema che, nonostante tutto, continua a funzionare. 

Risulta necessario che la politica inverta tale rotta, divenendo richiesta condivisa da parte dell'opinione pubblica. L'invito, dunque, è rivolto a tutta la cittadinanza affinché ascolti e condivida il valore della conoscenza per il futuro del paese".



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