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Un ulivo secco e delle pietre per fare l’albero di Natale. Solo la natura può combattere la Xylella

by Redazione
23 Agosto 2017 15:11
in Attualità
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Se non fosse per i contadini e per i tanti turisti ammutoliti dinanzi agli imponenti tronchi che da secoli, forse millenni, affondano le loro radici nella terra rossa, nessuno sembrava notare quanto bello possa essere un albero di ulivo.  Poi, improvvisamente, le sfumature di verde e i riflessi argentei delle chiome hanno lasciato il posto ai rami secchi, le campagne si sono trasformate in cimiteri a cielo aperto e allora, ma solo allora, ci siamo resi conto che non abbiamo saputo difendere quel patrimonio che ci era stato tramandato dai nostri avi come un dono.
 
Forse avremmo dovuto curare gli ulivi, proteggerli con la stessa forza che loro hanno dimostrato di avere, per secoli.  Hanno resistito alle intemperie, allo scorrere del tempo, persino all’incuria e all’indifferenza, ma sono stati piegati da un batterio invisibile con il nome che evoca uno spiritello dispettoso. Sembra quasi una di quelle ‘leggende’ frutto di una mescolanza di devozione religiosa e bonarie superstizioni, di esorcismi e credenze popolari, di paure ancestrali e riti propiziatori raccontate dai nostri nonni. Invece, non è così.  La Xylella fastidiosa ha fatto danni ovunque sia stata portata dalla cicala sputacchina. Sempre che sia il batterio la causa del complesso del disseccamento rapido degli ulivi. Non aver ascoltato l’urlo dei contadini è stato uno sbaglio, pagato poi a caro prezzo. Accettare che non esista una cura se non l’eradicazione per impedire l’avanzata del patogeno da quarantena è stato un errore. Pensare che non ci siano rimedi alternativi è stata una sconfitta.
 
Siamo nati in una terra museo. Se ne fossimo pienamente coscienti non spezzeremmo i menhir, non sporcheremmo le grotte che ancora mormorano preghiere. Non siamo ancora sintonizzati con la bellezza che c’è toccata in sorte. Abbiamo solo le pietre e i miti che hanno ispirato; abbiamo solo gli alberi che i nostri predecessori hanno amato e domato, dando loro un’anima. Per questo la speranza è che la natura trovi il modo di difendersi da sola, di andare avanti. Osservando i tronchi contorti di certi ulivi ultrasecolari sopravvissuti si capisce che questa è più di una speranza. È una strada da percorrere. L'unica, forse.
 
È questo il senso dell’iniziativa dell’Associazione Culturale ‘Scannamori’ di Minervino che insieme al Museo Faggiano di Lecce sta distribuendo dei volantini per sensibilizzare chiunque abbia a cuore la nostra terra. La foto scattata da Pino Guidolotti parla da sola. Un albero di Natale secco allestito solo con palline di pietra.  

Tags: xylella-fastidiosa
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