Università e Punti Organico: le risposte del Ministro Carrozza

Il ministro dell’Istruzione Maria Chiara Carrozza ‘E’ mia intenzione proporre un disegno di legge per semplificare il sistema e valorizzare le scelte delle università’, questa la posizione sul problema dell’assegnazione dei punti organico degli atenei.

Durante la question time di oggi in Parlamento, il ministro dell'Istruzione Maria Chiara Carrozza ha risposto all'interrogazione presentata dal deputato M5S, on. Giuseppe Brescia, riguardo al problema dell'assegnazione dei punti organico degli atenei che, com'è noto, ha provocato non poche proteste tra gli studenti italiani e leccesi. "E' mia intenzione – ha detto il Ministro Carrozza – proporre un disegno di legge per semplificare il sistema e valorizzare le scelte delle università". 

Oggi la question time delle ore 15 prevista alla Camera dei Deputati ha interessato non poco gli studenti delle università italiane. Il Ministro dell’Istruzione Maria Chiara Carrozza, infatti, ha risposto pubblicamente all’interrogazione presentata dal deputato del Movimento 5 Stelle in Commissione Cultura, Giuseppe Brescia, in merito al problema dell’assegnazione dei punti organico agli atenei. Una vicenda ormai resa nota dalle proteste avutesi la scorsa settimana, che, tra le altre cose, in Salento sono confluite nella giornata di sospensione della attività accademiche e con tanto di conferenza d’Ateneo.  Il DM Punti Organico 2013, che stabilisce i criteri in base ai quali distribuire i punti organico (che servono agli atenei per poter assumere personale), andrebbe infatti a creare profonde disparità tra Nord e Sud d’Italia.”Un sistema di assegnazione dei punti organico che mette paradossalmente gli atenei davanti a una scelta sadica: o alzare le tasse, perdendo, quindi, iscrizioni e penalizzando gli studenti, oppure lasciare le tasse invariate, perdendo docenti e chiudendo interi corsi di laurea. Forse solo la legge Gelmini aveva generato un così ampio dissenso ad un provvedimento in ambito universitario. Siete riusciti anche in questa grande impresa” – ha dichiarato l’on. Brescia.

L’utilizzo del solo criterio della sostenibilità economico-finanziaria degli ateneibasato sul rapporto tra tasse studentesche ed entrate ministeriali da una parte, e spese per il personale e indebitamento dall’altra, ha esasperato le sperequazioni tra atenei, realizzando quindi una netta distinzione tra gli atenei del nord che potranno continuare a garantire (o addirittura migliorandola) la didattica e ricerca e gli atenei del sud. Questi ultimi, invece, si troveranno sempre più in difficoltà nel mantenere anche solo un livello minimo di tali servizi. Un punto sul quale Link Udu Lecce sta portando avanti una vera e propria battaglia.

Categorica, invece, la risposta del Ministro Carrozza, sebbene si intraveda uno spiraglio di luce. “Ritengo opportuna una riflessione sugli effetti prodotti dalla disciplina vigente ed è mia intenzione proporre al Consiglio dei ministri un disegno di legge per semplificare il sistema e valorizzare la responsabilità dell'università per le loro scelte”. “La mia politica in ordine al finanziamento e alla provvista di personale degli atenei – prosegue – è ispirata agli obiettivi di premiare il merito e di aiutare le università che ottengono risultati negativi a migliorare. Occorre anche evitare che le università siano penalizzate da fattori da esse non controllabili come il contesto economico e il reddito medio delle famiglie degli studenti.”

Capitolo Punti Organico: “Tengo particolarmente a ribadire – precisa il Ministro Carrozza – che la distribuzione dei punti organico non è stata e non poteva essere oggetto di una mia valutazione discrezionale, anche se la complessità della disciplina risultante dalla successione di varie disposizioni può avere generato una lettura errata. In primo luogo, non potevo prescindere da dei criteri definiti; in secondo, non era in mio potere fissare un limite minimo e massimo alla percentuale di turnoverNel decreto relativo al 2012 il mio predecessore aveva inserito un simile limite in virtù di una norma non più vigente che prevedeva il limite massimo del 50 per cento”. “Vorrei, infine, rilevare – conclude – che la possibilità teorica di assumere non basta se le università non hanno le risorse finanziarie per farlo. Questo Governo si è impegnato e continua ad impegnarsi, nonostante la difficile congiuntura, sia ad incrementare le facoltà assunzionali sia ad aumentare il finanziamento delle università”.



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