‘Uomini forti… destini forti’, Spalletti e la profezia fallita. L’Italia ride amaro e guarda il calcio altrui

E ora? Cosa resta di quella frase epica? Un meme? Un tormentone? Un monito a non prendersi troppo sul serio?

L’Italia crollata ai Campionati a europei di Calcio 2024 di Germania guarda appassionata le bellissime sfide dei quarti che hanno portato alle semifinali Spagna, Francia, Inghilterra e Olanda al termine di partite bellissime, per certi versi epiche. Un’Italietta del genere non poteva ambire ad arrivare in fondo anche se il suo torneo è sembrato offensivo al popolo pallonaro. Pazienza, addio sogni di gloria. Ma tra le macerie resta una frase epica, pronunciata con pathos dall’allenatore Luciano Spalletti: “Uomini forti, destini forti. Uomini deboli, destini deboli”. Una frase che è diventata un meme fantozziano per ricordare che la spocchia non paga quando ci vogliamo presentare diversi da come siamo.

Parole potenti, scolpite nella roccia, che dovevano essere il mantra della nazionale verso la vittoria. Un monito a non piegarsi di fronte alle avversità, a lottare con grinta e determinazione. Invece, si sono rivelate un triste presagio, un’amara ironia del destino.

Uomini forti? Forse. Di sicuro, non abbastanza da superare avversari preparati e determinati. Destini forti? Macché deboli, anzi debolissimi. L’Italia è uscita dall’Europeo con la coda tra le gambe, sconfitta dalla nazionale svizzera che non era certo in cima al Ranking .

E ora? Cosa resta di quella frase epica? Un meme? Un tormentone? Un monito a non prendersi troppo sul serio? Probabilmente un po’ di tutto questo. Ma soprattutto resta l’amarezza di un sogno infranto, di un’occasione persa.

Forse Spalletti aveva ragione. Forse, per avere un destino forte, servono davvero uomini forti. Ma forse, a volte, la forza non basta. Serve anche un pizzico di fortuna, un briciolo di tattica e, soprattutto, un po’ di umiltà.

Perché, come ci insegna questa amara esperienza, anche i destini più forti possono vacillare di fronte a una realtà cinica e implacabile. E a quel punto, anche le frasi più epiche possono suonare come un’eco stonata, un monito scolpito su una lapide di illusioni.



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