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Vivere con la paura del Durc in regola ai tempi della crisi

by Redazione
25 Settembre 2014 17:08
in Attualità
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La pensione non la prenderanno mai i giovani e i meno giovani che nell’anno domini 2014 hanno la fortuna di lavorare. Eh sì, perché un lavoro, un lavoro qualsiasi, è meglio di niente, un lavoro precario va bene uguale, tutto serve per restare a galla al tempo della crisi. Eppur di tenersi stretto il proprio posticino tutti sono disponibili a fare tutto, anche a vedere le proprie tutele e i propri diritti assottigliarsi giorno dopo giorno mentre Renzi, la Camusso e Squinzi discutono di articolo 18 a prescindere, con la stessa libertà di pensiero che ha chi ordina un Campari al bar.

La pensione, dunque, è una chimera lontana, un traguardo invisibile, di più un miraggio. Intanto la vita quotidiana giorno per giorno non smette certo di tirare le sue frecce, fatte di spese, tasse, balzelli, bollette, grattini. Si paga tutto, anche ciò di cui non si usufruisce, ma intanto si paga per farlo usufruire ad altri, probabilmente più benestanti e nel frattempo si ingrossano le file di quelli che attendono il pagamento dei propri compensi, compensi che tardano ad arrivare. Spesso, quasi sempre, è lo Stato il primo ritardatario, è lo Stato il primo debitore, quello stato che se ne frega delle direttive comunitarie che gli imporrebbero di onorare i propri debiti verso imprese e professionisti del territorio in un tempo congruo, anziché di lunghi mesi, se non anni, che invece ci impiega.

Poi quando si ha la fortuna di lavorare e quando giunge il momento di essere pagati, l’altra spada di damocle, l’ennesima della burocrazia italiana: il famoso, famigerato, il documento unico regolarità contributiva, meglio conosciuto come DURC che attesta la regolarità contributiva di un'impresa o di un professionista nei pagamenti e negli adempimenti previdenziali, assistenziali e assicurativi, nonché in tutti gli obblighi previsti dalla normativa vigente nei confronti di Inps, Inail e Casse Edili.

Guai se per la grave crisi che il paese sta attraversando ti dovessi trovare in ritardo nell’aver adempiuto a qualche obbligo del tipo suddetto: ti vengono chiusi tutti i rubinetti, la tua fattura non viene messa in pagamento, finisce in stand-by la tua sacrosanta richiesta di veder riconosciuto il proprio lavoro. «Prima mettiti in regola con il Durc e poi ti paghiamo» questa è la dolce frase che si sentono ripetere gli imprenditori, i quali, invece, avrebbero bisogno proprio di quel denaro per pagare i loro fornitori e i loro debiti anziché essere costretti a rivolgersi a banche e finanziarie.

Ma così va l’Italia, che non è un paese né per giovani né per vecchi ma solo, invece, l’humus fertile per caste di burocrati che Renzi o non Renzi, Berlusconi o non Berlusconi, Vendola o non Vendola, Grillo o non Grillo di perdere il proprio potere non ne vogliono sapere.

Tags: durcpensioni
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