Votare a (quasi) 100 anni. Giovanni Prima alle 6.50 era già al seggio

Giovanni Prima, centenario di Trepuzzi ha voluto essere uno dei primi ad esprimere il suo diritto al voto e così, accompagnato dai figli, si è presentato di buon ora al seggio elettorale del suo paese.

Si è presentato di buon ora al seggio elettorale del suo paese Giovanni Prima arzillo (quasi) centenario di Trepuzzi per esercitare il suo diritto al voto. Tant’è che non erano nemmeno scattate le sette quando, accompagnato dal figlio Tommaso, si è presentato al seggio numero 4 della scuola elementare di via Gaetano Brunetti, nel comune del nord Salento. Voleva essere il primo di tutti a poter esprimere non solo la sua preferenza, ma soprattutto la sua voglia di democrazia, il poter dire la propria sentendosi così responsabile delle sorti della sua collettività. E lo è stato.
 
Già, perché la democrazia italiana è proprio una democrazia rappresentativa in cui ciascuno può contribuire alle scelte che si devono prendere attraverso la delega delle proprie idee ai politici, a chi è chiamato a rappresentare la gente comune nelle istituzioni. Chi come il signor Prima ha vissuto tempi in cui non era possibile esprimere le proprie opinioni politiche e scegliersi i propri rappresentanti non ammette che si possa scegliere di non scegliere, che si possa considerare l’andare alle urne come un fastidio. No, no…per lui votare è un diritto, un obbligo morale perché solo chi vota ha poi il diritto di lamentarsi e di protestare con chi ha chiamato a rappresentarlo.
 
Va detto che non tutti la pensano così. Gli americani, per esempio, dinanzi alle basse percentuali di affluenza elettorale non si strappano le vesti come gli Europei, abituati a maggiore partecipazione, ritenendo invece che chi pensa di stare bene nel proprio sistema politico amministrativo non votando, di fatto, esprime un’opinione positiva proprio su quel sistema.
 
«Perché scomodarmi per cambiare qualcosa che non voglio cambiare e che tutto sommato mi sta bene?». In Italia non è certo questa l’interpretazione del non voto; nel Belpaese non va a votare chi pensa che votare è inutile, poiché tanto non si cambia dal momento che chi viene eletto nelle istituzioni non segue poi il volere degli elettori. Così facendo gli astensionisti sono diventati un vero e proprio partito, forse il partito più importante tra tutti quelli che si scapigliano per avere il consenso.
 
Per questo il nonnino di Trepuzzi, classe 1919, con alle spalle una seconda Guerra mondiale combattuta in prima linea, battagliero come sempre anche nel tenersi stretto il suo diritto al voto, dovrebbe essere preso come esempio. Tutti dovrebbero avere lo stesso suo spirito.



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