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Xylella e lavoro nero. Le due brutte facce dell’agricoltura nel Salento

by Redazione
8 Novembre 2014 18:26
in Attualità
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Negli ultimi anni, i salentini hanno dovuto imparare a conoscere il nome di un batterio finora ‘sconosciuto’ che ha letteralmente messo in ginocchio l’agricoltura, in particolare della fascia ionica. La Xylella fastidiosa ha, in silenzio, colpito ettari ed ettari di uliveti provocando il disseccamento rapido di circa 20mila alberi da sempre simbolo e fiore all’occhiello di questa terra. E la sua forza distruttiva, che sembra non fermarsi, minaccia di diffondersi su altre piante tra cui quelle di agrumi, querce, oleandro, mandorlo e girasoli. Una vera e propria emergenza, non solo all’inizio “sottovalutata”, ma di difficile gestione. Non è solo una questione di tempistica, seppur importante, la sensazione è quella di brancolare nel buio anche sul fronte delle soluzioni da adottare per fronteggiare il problema. Sembra ormai scongiurata la minaccia dell’abbattimento degli ulivi secolari, non solo perché rappresentano un patrimonio di inestimabile valore a livello paesaggistico, storico e culturale, ma anche perché –al di là dei sentimentalismi – l’eradicazione avrebbe giocoforza delle conseguenze sull’olivicoltura salentina che rappresenta da sempre un’eccellenza. Anche la creazione di un “muro fitosanitario” per contenere il batterio killer, non è cosa facile da fare. 

Insomma, troppo lunghi i tempi per capire e troppo lunghi i tempi per decidere mentre la produzione dell’oro giallo, l’olio d’oliva, sembra essere ormai compromessa. E allora come risolverlo, come aiutare gli agricoltori a fronteggiare la quotidianeità? La risposta all’intricato rebus è tutt’altro che prossima. Non ci sono bacchette magiche, purtroppo e questo è ormai risaputo. Bisogna procedere per tentativi, correggendo il tiro di volta in volta. L’importante è che si trovi finalmente una cura per fermare il batterio.

Nei giorni scorsi, un’altra brutta faccia dell’agricoltura salentina che nulla però ha a che fare con la Xylella fastidiosa è venuta alla luce in un’indagine realizzata dall'Eurispes e dalla Uila sul lavoro sommerso dal titolo esplicativo «#sottoterra». 

Nei primi sei mesi del 2014, in Italia, risulta infatti in nero o irregolare il 32 % dell'occupazione. Si tratta di un trend in crescita progressiva: 27,5% nel 2011, 29,5% nel 2012, 31,7% nel 2013 fino all'attuale 32%.

Secondo il segretario generale della Uila (Unione italiana lavori agroalimentari), Stefano Mantegazza: «I dati della ricerca mostrano che il lavoro nero e irregolare rappresenta per l’Italia, molto più che per gli altri paesi europei, una realtà grave e di ampia dimensione con la quale il Paese deve fare i conti e deve farli in fretta. Non possiamo permetterci di presentarci all’appuntamento di Expo 2015 con un’agricoltura che nel definirsi “di qualità”, nasconde dietro di sé un’incidenza di oltre il 30% di lavoro nero o irregolare».

Il fenomeno è accentuato al Sud, dove lo studio evidenzia il «caso Puglia» con la metà delle aziende ispezionate in nero (e punte del 70% nel Salento). Non va meglio in Calabria e Campania dove il tasso di lavoratori irregolari supera il 25 per cento. Le irregolarità riguardano nella gran parte dei casi anche il salario, che generalmente ammonta alla metà di quello previsto dai contratti.

Tags: lavoro-neroxylella
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