Xylella Report, la storia che nessuno racconta sugli ulivi salentini

La redazione di Leccenews24 ha raggiunto l’autrice di Xylella Report, Marilù Mastrogiovanni, per farsi raccontare la ‘spy story’ , il libro inchiesta sulla moria degli ulivi del Salento.

Un’inchiesta che scava, inesorabile, tra quello non sarebbe emerso sulla Xylella, quel dramma che ha colpito gli ulivi del Salento e tutti gli olivicoltori legati a doppio filo a quei tronchi contorti e imponenti, a quelle fronde che un batterio si dice stia facendo seccare. O almeno questo è l’allarme sociale lanciato. Quello che si sa è stato raccontato ampiamente, tra piano di eradicazione e lotta delle associazioni che vogliono offrire un’alternativa di vita per gli ulivi e il Salento intero.

Ma a Marilù Mastrogiovanni, giornalista professionista e direttore della testata on line “Il Tacco d’Italia” qualcosa non tornava ed ha iniziato il duro lavoro di ricerca, di analisi, di approfondimenti. Da qui è nato il libro inchiesta Xylella Report, oggi nelle librerie indipendenti della Puglia e nelle edicole, e pubblicato attraverso un progetto di crowdfunding.

Un libro-inchiesta che è costato sudore e fatica, una ricerca accurata che ha portato via tempo e pensieri. Ma qual è stato il punto di partenza, ovvero la scintilla, l’intuizione da cui tutto ha avuto origine?
Mi sono chiesta:“a chi conviene?”. Se gli alberi d’ulivo seccano, se si possono sradicare facilmente, grazie alla presenza dichiarata di xylella, se dopo che vengono sradicati gli ulivi secolari non si possono più ripiantare ulivi, chi se ne avvantaggia? Ho seguito la pista degli interessi economici: sono andata sul “classico” follow the money.
Aggiungo poi che da anni vivo nel sud Salento, in quella che è ritenuta essere la “zona focolaio”, vicino Gallipoli, da dove si pensa che sia partita l’infezione. Da anni assito all’abbandono degli uliveti, all’abuso di pesticidi, al verificarsi di incendi di uliveti secolari per far posto a insediamenti edilizi. Quegli alberi “capitozzati” vicino Gallipoli, ripresi dalle telecamere di mezzo mondo, fotografati e fatti vedere in Europa, sono così da molti anni. Eppure i finanziamenti europei arrivano ai proprietari e ai conduttori di uliveti anche se gli alberi sono abbandonati, anche se non si raccolgono le olive, perché i finanziamenti per l’olivicoltura da 12 anni non dipendonopiù dalla produzione ma dalla proprietà dell’albero. La manodopera costa troppo, l’olio lampante – che rappresenta la maggior parte della produzione olearia salentina – viene pagato poco dal mercato: produrlo non conviene più. Le contraffazioni aumentano, anche nel Salento: non sono poche le operazioni scoperte dalla Guardia di finanza messe in atto dagli stessi produttori di olio, ai quali conviene acquistarlo dalla Tunisia, per tagliarlo, raffinarlo, ripulirlo, farlo diventare extravergine italiano. Sono cose che molti produttori non vogliono sentirsi dire.
La xylella entra a gamba tesa in questo scenario, rimescola e confonde le carte in questo mercato già compromesso, dove le eccellenze faticano quotidianamente per emergere e a costo di grandi sacrifici e investimenti. Ecco, ricostruendo a ritroso tutto quanto è statofatto (o non fatto), seguendo la pista del “a chi conviene” ne è venuto fuori un affresco che parte da lontano, ma i cui tasselli sono stati costruiti giorno dopo giorno. E’ un po’ come la tecnica del pointillisme: il quadro d’insieme si percepisce solo allontanandosi.
Per ottenere questo sguardo totale sulla scena del “crimine”, ho capito (ecco l’intuizione), che dovevo ricostruire quanto fatto dagli uffici regionali, dalla Giunta e dal Consiglio regionale, per verificare se le decisioni operative prese e le comunicazioni inviate a Ministero e Ue, viaggiassero in parallelo (o meno) con le evidenze scientifiche che arrivavano man mano dagli istituti di ricerca baresi (CNR, Iamb, Università di Bari). Cioè: le decisioni della Regione si basavano o no su “pezze d’appoggio scientifiche solide”? La risposta è no.
No: non si tratta di due rette parallele (le decisioni della Regione e le evidenze scientifiche non corrono parallelamente) ma di due rette divergenti. La Regione decide di sradicare, scrive in un atto pubblico che siamo in emergenza già nel 2013, ma solo molto tempo dopo scopriremo che quando la Regione invocava l’emergenza, il numero totale di alberi infetti nel Salento erano appena 21. Ancora oggi, che è uscita l’ultima ricerca commissionata da EFSA ad un gruppo di ricercatori inglesi, si scrive (e sono scienziati terzi), che non si conosce il numero totale di alberi infetti, non si conosce la biologia del patogeno (la xylella), non c’è uno studio del vettore (che sarebbe la sputacchina), non è concluso lo studio di patogenicità. Dunque: perché decidere di sradicare, se la stessa EFSA scrive che non è una soluzione utile a frenare il diffondersi del batterio? A chi conviene? Penso di averlo dimostrato nel libro, costruito come una spy story, alla ricerca dell’assassino della foresta d’ulivi.
 
Marilù, nello scartabellare libri e documenti, anche presso le sedi istituzionali, hai trovato “porte aperte”?
No, le porte sono state tutte chiuse: ho chiesto, anche per via scritta e ufficiale che il Commissario, il Servizio fitosanitario regionale e l’Osservatorio regionale per l’agricoltura, l’assessorato all’Agricoltura, il CNR, lo Iamb, mi fornissero i protocolli di campionamento, i protocolli delle analisi, idati relativi al totale degli alberi infetti, ma nessuno mi ha dato risposte. Ho poi capito perché: non ci sono risposte. L’ultima ricerca commissionata da EFSA i cui risultati sono usciti nell’aprile scorso confermano: sono dati ad oggi non noti, non comunicati, non pubblicati. Manca anche lo studio di patogenicità che provi la causa effetto tra presenza di xylella e disseccamento degli alberi, manca uno studio sulla biologia del patogeno (la xylella), manca uno studio sul vettore. Tale studio è stato commissionato da EFSA e uscirà a fine 2015. Inoltre, ho scoperto leggendo tutte le ricerche pubblicate dai ricercatori baresi, che la sputacchina non infetta gli ulivi: non sono riusciti a dimostrarlo. Io non colpevolizzo i ricercatori: la ricerca è semplicemente troppo breve e deve fare il suo corso.
Vedo incompetenza e forse malafede (questo dovrà verificarlo la magistratura) nelle decisioni prese dalla Regione, in mancanza di evidenze scientifiche, perché la Regione Puglia ha prima modificato la legge del 2007 a tutela degli ulivi monumentali (nel 2013), consentendo di sradicarli per costruire se il piano regolatore di quella città è precedente al 2007.Poi ha emanato una nuova legge (nel 2014), ufficialmente per impedire speculazioni edilizie sui terreni dove ci sono alberi secolari che presentano sintomi di disseccamento, ma in realtà allargando le maglie dell’impianto normativo a tutela degli ulivi. Insomma: grazie alla xylella costruire resort e discoteche in zone agricole oggi è molto semplice. Così come è diventato facile (perché le nuove norme lo consentono), sostituire gli uliveti con nuove colture per l’agroindustria. Come ad esempio piante da biomassa e per la produzione di olio di palma.
 
Le foreste del pianeta intero sono purtroppo da sempre in pericolo per colpa della mano dell’uomo. Ora il timore si rivolge a quella che anche tu definisci “la foresta degli ulivi”. I contadini e molte associazioni ambientaliste hanno dato il proprio contributo per evitare l’eradicazione prevista dal piano Silletti, ma non sono stati ascoltati…

Quella di ulivi è l’unica foresta che abbiamo in Puglia: è il nostro polmone verde. 60 milioni di alberi di cui per la maggior parte secolari non sono solo il nostro “respiro”, ma rappresentano la nostra identità e le nostre radici. Forse i salentini solo ora che stanno rischiando di perderli si rendono conto di quanto siano importanti: la Puglia, il Salento, senza ulivi non è più Puglia né Salento.
Ventisei aziende bio, coadiuvate da 15 associazioni hanno fermato il piano Silletti grazie al ricorso al Tar. Anche i vivaisti ealcuni privati hanno fatto ricorso. Di fatto è stata questa l’azione più incisiva. I cittadini poinon hanno fermato il piano Silletti, ma hanno fermato le ruspe e le motoseghe. Senza il dissenso pacifista dei cittadini il commissario Silletti sarebbe stato molto più efficace: le cittadine e i cittadini hanno manifestato in piazza, e poi sono saliti sugli alberi. I presìdi sono ancora lì, non credo proprio che andranno via.
Mentre il Piano Silletti2 è morto prima ancora di nascere. Come per il primo, non ci sono sufficienti prove scientifiche che quello che andrà a fare servirà per fermare il presunto avanzare del batterio. Quindi, come ho scritto oltre due mesi fa in riferimento al Piano Silletti1, definendolo morto sul nascere, posso ho molte ragioni per credere che anche il secondo farà la stessa fine. Una tragicommedia all’italiana. Nonostante questo il piatto diventa sempre più ricco e sono in tanti a buttarsi dentro: ci sono i soldi dell’emergenza (13milioni 610mila), poi la Regione ha promesso due milioni per la ricerca (non si capisce bene di cosa e da dove li prenderà); poi ci sono i soldi della calamità naturale da fitopatologia, che arriveranno agli agricoltori a condizione che l’espianto del patrimonio produttivo sia minimo del 30%: di fatto un incentivo all’espianto degli uliveti. Vede? La volontà di sradicare la foresta parte da lontano: da chi ha progettato il PSR, il Piano di sviluppo rurale della Regione. Per fortuna chi l’ha fatto era incompetente e la Ue l’ha sbeffeggiato bocciandolo in 640 punti, da rifare. Vedremo come.
 
Riteniamo geniale la scelta di proporre Xylella Report sul web, affinché venisse assaporato dai lettori prima ancora di approdare in libreria. La scelta vi ha dato riscontri positivi?
Devo dire di si. Abbiamo subito realizzato un breve filmato con il promo dell’inchiesta, lanciandolo sul sito www.xylellareport.it. Ci siamo poi rivolti alla rete, lanciando un progetto di crowdfundingmentre ero al lavoro con la scrittura del libro . I lettori ne sono stati entusiasti: hanno comprato il libro prima ancora che uscisse. Non sono grandi cifre, ma ci hanno fatto capire che c’è grande richiesta d’informazione di qualità.
Una percentuale delle vendite del libro andrà a finanziare le attività del Comitato SOS-Salviamo ora il Salento e del presidio di Oria: pensiamo sia giusto, perché i ragazzi e le ragazze che presidiano lo fanno a nome di tutti i pugliesi, così come è vero che gli imprenditori bio facendo ricorso tutelano il proprio business, ma fungono da presidio del territorio contro i pesticidi imposti dal Piano Silletti e contro le sradicazioni degli ulivi quindi il loro impegno è a beneficio del bene comune.
Parte delle vendite di Xylella report serviranno anche per finanziare l’azione popolare che invocherà la tutela del bene comune ai sensi dell’articolo 42 della Costituzione italiana. E’ un suggerimento arrivato da un salentino molto autorevole, il giudice Roberto Tanisi, presidente della Corte d’Appello di Lecce, che nel corso della presentazione del libro a Taviano (a cura dell’Associazione Bachelet), ha dato questo spunto, raccolto da un gruppo di cittadini attivi. Vede, l’informazione è già azione.
E pensiamo di non fermarci qui. Da quando “il Tacco d’Italia” è stato messo KO da un attacco hacker nell’ottobre 2014, abbiamo riorganizzato la nostra redazione orientandola ai social media e a questo nuovo modello di editoria etica. Abbiamo già altre idee di inchieste su temi di pubblico interesse. Vi terremo informati!



In questo articolo: