Spionaggio ai danni di un’azienda vinicola e interferenze nella vita privata, due arresti e cinque indagati

Nell’ordinanza emergono anche i contatti tra un arrestato e Angelo Maci, rappresentante legale della Cantina “Due Palme”, il quale, occorre precisare, non risulta indagato.

Emergono svariati retroscena, nell’inchiesta che ha portato all’arresto di due persone accusate di avere illecitamente spiato, tra gli altri, una nota azienda vinicola.

Nei giorni scorsi sono finiti agli arresti domiciliari: Antonio Carrozzo, 58enne originario di Carmiano, ma residente a Brindisi e Angelo D’Alò, 56enne brindisino.

Entrambi hanno precedenti penali: il primo, è stato condannato per truffa, il secondo per concorso in un duplice omicidio avvenuto a Bari nel 1992, quando era sovrintendente della Polizia.

L’ordinanza di misura cautelare è stata emessa dal gip Maurizio Saso su richiesta del pubblico ministero della Procura di Brindisi, Raffaele Casto. L’inchiesta è stata condotta dai poliziotti della Squadra mobile, assieme ai colleghi della Divisione amministrativa.

I due arrestati, assieme a tre complici (altri due brindisini ed un calabrese), rispondono, a vario titolo ed in diversa misura, dell’ipotesi di reato di: esecuzione di investigazioni per conto di privati senza licenza del Prefetto; falsa dichiarazione a un pubblico ufficiale su qualità personali proprie aggravata; interferenze illecite nella vita privata in concorso ( anche su infedeltà coniugali), reato aggravato perché commesso da chi esercita abusivamente la professione di investigatore privato.

I fatti contestati si sarebbero verificati tra febbraio 2016 e dicembre del 2018.

Secondo l’accusa, Carrozzo e D’Alò eseguivano illecitamente investigazioni e ricerche e raccoglievano informazioni per conto di privati, mediante appostamenti, acquisizione di informazioni video filmate ed intercettazioni per la “De Giorgi Global Service” di Brindisi.

Nell’ordinanza emergono anche i rapporti tra Carrozzo e Angelo Maci, rappresentante legale della Cantina “Due Palme”. Il noto imprenditore, occorre precisare, non è indagato e non risponde di alcuna ipotesi di reato penale.

Secondo quanto emerso dalle indagini, Carrozzo otteneva da Angelo Maci (le conversazioni intrattenute con il quale erano da lui registrate e consegnate a Enza De Giorgi, che le custodiva su un proprio supporto informatico), nel novembre del 2018, il compito di eseguire, in modo anonimo, investigazioni nei confronti della cantina vinicola “Megale Hellas” . E tra l’altro, quest’ultima (“parte offesa”) era legata alla “Global Service” di Enza De Giorgi (compare nell’elenco dei cinque indagati) da un contratto riguardante la sicurezza, interna ed esterna. Anche mediante l’installazione di numerose telecamere e l’estrapolazione delle immagini di cui era delegato D’Alò.

Nell’ordinanza, il gip Saso definisce Angelo Maci, correo di Carrozzo, “nella violazione del patto fiduciario intercorrente fra la Global Service da una parte e la Megale Hellas dall’altra”.

E aggiunge che, “Violando in modo spudorato il patto fiduciario, Carrozzo si è prestato ad assecondare i voleri di un concorrente della cantina Megale Hellas, fornendogli i filmati registrati mediante gli strumenti posti a tutela della sede operativa della Megale Hellas”.

E la modalità per eludere ogni sospetto è spiegata dallo stesso Carrozzo, nel corso di una conversazione da lui fraudolentemente registrata mentre parlava con Angelo Maci, a cui è ormai legato a “filo doppio”. Carrozzo utilizzava due schede Sim comprate da alcuni “marocchini” in modo tale da evitare reato come autore dell’attività di “spionaggio.

L’operazione Ghost Wine”

A seguito di ordinanza del gip, nel luglio scorso, sono state emesse diverse misure cautelari ed è stato disposto il sequestro preventivo di aziende vinicole, tra cui proprio la Megale Hellas srl di San Pietro Vernotico (nei mesi scorsi hanno ottenuto il permesso di riprendere la produzione). La stessa azienda che risulta vittima di spionaggio in questa nuova inchiesta.

Le attività investigative hanno permesso di sgominare tre associazioni a delinquere in provincia di Lecce, che avevano messo in atto un sistema commerciale che permetteva di ottenere prodotto vinoso a basto costo, commercializzato successivamente come di qualità o addirittura biologico, Doc e Igt. Il tutto ha preso il via da un controllo a un’azienda, all’interno della quale sono state trovate dai Carabinieri enormi sacche di zucchero.



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