Cerca di estorcere 50mila euro a un imprenditore, ma la cabina telefonica lo tradisce. In manette 22enne di Manfredonia

Il giovane è stato scoperto grazie alle telecamere di videosorveglianza posizionate all’esterno della cabina da dove inviava le richieste estorsive. Rintracciato a In Sardegna è stato arrestato.

Un vecchio spot pubblicitario di qualche decennio fa, correva la metà degli anni ’80, con protagonista l’attore e comico Massimo Lopez affermava: “Una telefonata ti allunga la vita”. In questo caso, però, a tradire il protagonista in negativo della vicenda sono stati proprio le telefonati e gli sms, o meglio, la telecamera di videosorveglianza posta di fronte alla cabina telefonica da cui il nostro compiva minacce estorsive e richieste di denaro a un imprenditore.

La Squadra Mobile di Lecce  ed il Commissariato di Polizia di Stato Nardò, in collaborazione con i colleghi della Squadra Mobile di Sassari, hanno eseguito, nelle prime ore della mattinata di ieri a San Pasquale, frazione di Tempio Pausania, in provincia di Sassari  su ordine del Sostituto Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Lecce Massimiliano Carducci, l’ordinanza di custodia cautelare a carico di Kevin Pacillo, 22enne di Manfredonia, ai tempi domiciliato a Parabita, già noto alle Forze dell’Ordine per reati contro il patrimonio e la persona  ritenuto responsabile di tentata estorsione aggravata, violazione di domicilio e detenzione e porto in luogo pubblico di esplosivo. Il giovane si trovava lì perché assunto presso una struttura ricettiva per la stagione estiva.

I fatti

Le indagini, si sono sviluppate a seguito delle denunce sporte da un noto imprenditore di Nardò nel mese di febbraio 2018,  il quale ha denunciato una richiesta estorsiva avvenuta tramite una missiva unita a un petardo, entrambi collocati sul parabrezza della propria autovettura.

L’esplicito testo della lettera non ha lasciato dubbi sulle reali intenzioni del mittente il quale, nel mostrarsi profondo conoscitore delle abitudini familiari della vittima ha richiesto la somma di 50.000 euro minacciando in caso di rifiuto ritorsioni nei confronti dei familiari.

Qualche giorno dopo si è verificato, poi,  sempre ai danni dell’imprenditore,  l’esplosione di una bomba carta, collocato su una finestra retrostante la sua abitazione, causando la rottura del vetro e il danneggiamento dell’infisso. Questo episodio è stato registrato dall’impianto di video-sorveglianza posto ai lati della casa,  le cui  immagini  hanno ritratto  una persona che, giunta a piedi, dopo aver scavalcato il muro di cinta sito nella parte retrostante del fabbricato, ha disposto l’ordigno e dopo l’accensione della miccia è fuggito a  piedi prima della deflagrazione.

Dopo qualche ora  dl compimento dell’attentato sull’utenza dell’imprenditore è giunta  una telefonata da parte dell’estorsore il quale ha ribadito le pretese fatta in precedenza: “Signor  **omissis** …… hai 24 ore per portarci i soldi che non ci hai portato l’altro giorno, …… signor **omissis**   hai 24 ore per portarci 50 mila euro… altrimenti la facciamo chiusa!!!.”.

Successivamente alla telefonata sono arrivati in sequenza due messaggi:  “oggi alle ore 12:00 faccio andare uno dei miei a prendere i soldi se non ci sono o succede qualcosa inizia a pregare spero di essere stato chiaro signor  **omissis**, il primo e: “lecce gallipoli uscita stadio nardò a destra di fronte al cane morto”.

I successivi accertamenti sul numero telefonico dal quale sono stati inviati gli Sms hanno permesso di appurare che si trattava di una numerazione appartenente a una cabina telefonica pubblica installata nella piazza  di Galatone  coperta da telecamere di video-sorveglianza gestite dal Comune.

Dalla visone del filmato, in corrispondenza degli orari compatibili con l’invio dei messaggi,  gli agenti di Polizia hanno notato che nei pressi della  cabina telefonica è giunta l’autovettura Polo Volkswagen‎ di colore grigio, di cui si è rilevato chiaramente il  numero di targa, con due persone a bordo che si sono recate all’interno e, per alcuni minuti, hanno utilizzato la tastiera dell’apparecchio, operazione compatibile con l’invio di messaggi.

Anche le ulteriori investigazioni, oltre agli elementi raccolti sino a quel momento, hanno propeso per identificare  nella persona di Kevin Pacillo l’autore dell’atto estorsivo; congettura rafforzata  anche dai filmati del sistema di sorveglianza installato presso un  negozio di compro oro, sito a Lecce, di proprietà dell’imprenditore,  che ha immortalato,  all’interno dell’attività commerciale,  l’estorsore durante la compravendita di alcuni monili che, come stabilito dalla Legge,  è stato identificato quale cliente.

Sulla scorta dei gravi indizi di colpevolezza raccolti, il Giudice per le Indagini preliminari  del Tribunale di Lecce  Vincenzo Brancato ritenuta la reiterata pericolosità manifestata con spregiudicatezza ed elevata  inclinazione a delinquere dell’uomo, ha applicato nei suoi confronti la misura della custodia cautelare in carcere, pertanto, dopo le formalità di rito, il ragazzo è stato condotto presso la Casa Circondariale di Tempio Pausania.


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