Presunti abusi edilizi nello stabilimento ‘Le Dune’ di Porto Cesareo? Condanna per legale rappresentante

Il giudice ha disposto la sospensione della pena, a condizione che vengano demolite le opere abusive entro 60 giorni dalla irrevocabilità della sentenza.

Si conclude con la condanna, il processo a carico della committente dei lavori del noto stabilimento balneare “Le Dune“, accusata di una serie di presunti abusi edilizi.

Il giudice monocratico Annalisa De Benedictis, ha condannato alla pena di 1 anno e 6 mesi di arresto ed al pagamento di un’ammenda di 30mila euro, Liliana Salvaterra, 64enne di Porto Cesareo, legale rappresentante della società “Le Nuove Dune, s.r.l.”, proprietaria dello stabilimento balneare “Le Dune”. Il giudice ha disposto la sospensione della pena, a condizione che vengano demolite le opere abusive entro 60 giorni dalla irrevocabilità della sentenza.

La difesa, rappresentata dagli avvocati Luigi Covella e Maria Domenica Campanelli, ha chiesto l’assoluzione e proporrà ricorso in Appello, appena verranno depositate le motivazioni (entro 90 giorni).

In secondo grado, occorre ricordare, incombe il rischio di prescrizione del reato.

Invece, in una scorsa udienza, la Pubblica Accusa aveva invocato la condanna.

L’inchiesta del pm Paola Guglielmi ha preso in esame una serie di presunti abusi edilizi, avvenuti a partire dal 2001 e fino al 2017, per la realizzazione dello stabilimento balneare, del bar/ ristorante e di parcheggi. Tali opere, riteneva la Procura, sarebbero state costruite in totale assenza delle autorizzazioni previste. Non solo, anche in zone sottoposte ai vincoli dalla normativa ambientale, poiché compiute nella fascia dei trenta metri dal confine con il demanio marittimo, nei pressi della zona Palude del Conte, Dune di Punta Prosciutto.

Il complesso edilizio “Le Dune” è finito sotto la lente di ingrandimento della Capitaneria nel corso dell’estate 2014: in quel periodo, infatti, durante un controllo lungo la fascia costiera, i militari notarono e segnalarono alcune opere costruite in totale assenza delle autorizzazioni previste.

Nel corso delle indagini, inoltre, un tecnico nominato dall’autorità giudiziaria ha certificato non solo quanto già contestato dai militari, ma avrebbe rilevato anche un raddoppiamento delle dimensioni della struttura nel tempo, rispetto a quelle iniziali.

Nel corso degli anni, la struttura è stata anche sottoposta a sequestro preventivo, come avvenuto nel gennaio del 2017, attraverso un provvedimento a firma del gip Simona Panzera

Il Tribunale del Riesame, accogliendo l’istanza dei difensori, aveva poi disposto il dissequestro di vari manufatti e della zona bar e ristorante.



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