Termina con la condanna il processo per il 49enne della provincia di Lecce, accusato di una serie di pestaggi, insulti e minacce di morte verso la moglie, anche davanti ai tre figli. Non solo, secondo l’accusa, avrebbe costretto la moglie a sniffare cocaina. Il motivo? Screditarla davanti ai servizi sociali e farle togliere i figli.
Il giudice Marcello Rizzo, al termine del processo con rito abbreviato (permette lo sconto di pena di un terzo) ha inflitto la pena di 2 anni e 4 mesi di reclusione.
L’imputato, assistito dall’avvocato Fernanda Minerba, è stato assolto dal reato di estorsione aggravata perché il fatto non sussiste.
Il giudice ha inoltre disposto risarcimento del danno per 20mila euro alla parte civile, rappresentata dall’avvocato Davide Polimeno. Le motivazioni della sentenza si conosceranno entro 90 giorni e la difesa, rappresentata dall’avvocato Fernanda Minerba, potrà fare ricorso in Appello.
In base all’accusa, le vessazioni sarebbero iniziate già prima del matrimonio, nel 2003 e fino al 2025. Vengono contestate una serie di minacce di morte, del tipo: “Ti butto dal balcone mentre passa il camion dell’immondizia”. L’uomo, avrebbe anche sferrato un pugno alla moglie incinta, e l’avrebbe picchiata durante la seconda gravidanza.
Dal 2020 la donna sarebbe stata costretta ad un isolamento forzato. In più occasioni, veniva percossa dal marito anche con il lancio di oggetti contundenti. Nell’aprile 2025, secondo l’accusa, l’uomo dopo averla afferrata per i capelli, la obbligava ad assumere stupefacenti, con l’intento di farla risultare positiva a un eventuale controllo dei servizi sociali. In una circostanza, la donna avrebbe trovato un coltello nascosto sotto il cuscino del marito.
Dopo la denuncia e le indagini della polizia, l’uomo venne raggiunto dal divieto di avvicinamento con braccialetto elettronico, a firma del gip Maria Francesca Mariano.
A.C.





