Coronavirus, positivo un infermiere del Fazzi. La preoccupazione degli operatori sanitari: ‘Tamponi subito’

Crescono le preoccupazioni nel mondo della sanità salentina dopo i casi di positività al Covid-19 di un infermiere dell’ospedale leccese e di un anestesista di una clinica privata

«Tutti gli operatori sanitari asintomatici devono essere sottoposti a tampone. Tutti: medici, infermieri, operatori sociosanitari, addetti ai servizi di pulizie e sanificazione, pasti, lavanolo e manutenzione. Questo per evitare che gli ospedali da avaposto alla lotta contro il coronavirus diventino veri e propri focolai».

Così ieri avevamo fatto nostro e immediatamente rilanciato l’appello del sindacato Fsi-Usae che, preoccupato dall‘aumento dei casi di positività al Covid-19 tra il personale delle aziende sanitarie pubbliche e private e anche tra i lavoratori degli appalti nelle strutture sanitarie della provincia di Lecce, aveva inviato una richiesta urgente per una vera e propria task force di tamponi al Presidente della Giunta regionale Michele Emiliano – anche in qualità di assessore alla Sanità -, al Direttore del Dipartimento della salute della Puglia, al direttore generale, al direttore sanitario e al direttore amministrtivo dell’Asl di Lecce.

Provvedimento che viene reso ancora più urgente e che si spera venga predisposto nelle prossime ore alla luce della notizia trapelata nella giornata di ieri secondo la quale è risultato positivo al coronavirus un infermiere del Vito Fazzi che presta il suo servizio nella sala operatoria di un reparto del nosocomio leccese. Se a ciò si aggiunge il contagio di un medico anestesista di una nota clinica privata del capoluogo di cui si è avuta certezza nella giornata di sabato, si comprende bene che le preoccupazioni del mondo sanitario e dei pazienti aumentino vertiginosamente.

Come un mantra si ripetono tutte le domande che anche i sindacati dei lavoratori del settore stanno inviando alle autorità sanitarie regionali e locali: sono stati consegnati i giusti dispositivi di protezione individuale? Sono nella disponibilità di tutti gli operatori? Ce ne sono a sufficienza? Sono a norma?

Domande alle quali non è semplice trovare risposta anche da parte nostra che facciamo informazione. Le notizie arrivano con il contagocce dal momento che la modalità di comunicazione che è stata scelta è quella molto prossima al silenzio. Nessuna conferenza stampa delle autorità sanitarie locali – eccezion fatta per la stragrande maggioranza dei sindaci – che forse credono così di non diffondere il panico e non si rendono conto che ottengono esattamente l’effetto opposto. Bisognerebbe invece spiegare, raccontare. Sarebbe utile interagire con il territorio. Ma di questo ci sarà tempo per parlare al momento opportuno.

Di certo non ci si può riempire la bocca e mettersi a posto la coscienza con l’eroismo di medici e infermieri; donne e uomini che avrebbero il sacrosanto diritto di lavorare con serenità e tranquillità, donne e uomini che hanno figli e compagni da riabbracciare a casa, donne e uomini che dovrebbero avere la mente libera per pensare a risolvere i problemi e non la paura di non essere attrezzati a farlo.



In questo articolo: