“Milano ha bisogno di noi e amiamo troppo il Salento per metterlo in pericolo”: il racconto di chi è rimasto al Nord

Non se la sono sentita di mettere in pericolo il Salento né di lasciare Milano in un momento di difficoltà. La testimonianza di chi è rimasto in Lombardia

Non hanno fatto una bella figura i fuori-sede che hanno affollato la stazione di Milano alla ricerca disperata di un treno per tornare a casa. La paura ha avuto il sopravvento, il timore di non riabbracciare presto la famiglia li ha spinti ad ‘ammassarsi’ sui convogli diretti al Sud, quel Meridione accusato di essere impreparato ad affrontare l’emergenza causata dal Coronavirus che sta mettendo a dura prova regioni come la Lombardia e il Veneto che, obiettivamente, hanno fatto della sanità una eccellenza.

Le immagini della fuga con le valigie in mano quando la notizia del decreto ha varcato, in via ufficiosa, la porta di Palazzo Chigi, i video della fila alle biglietterie, della ressa sui vagoni hanno fatto ‘vergognare’ la Nazione. Ma c’è chi nella zona rossa, diventata off-limits, ha deciso di restare, dimostrando un senso civico che merita di essere sottolineato. Altrettanta popolarità.

Non tutti hanno messo a rischio se stessi, la loro famiglia che li avrebbe accolti a braccia aperte e quella terra che hanno lasciato chi per motivi di studio chi per lavoro.

È il caso di Marco Miglietta, originario di Trepuzzi, che da tempo vive a Pero, una piccola cittadina alle porte di Milano. Lui ha deciso di restare e – senza condannare chi si è comportato in maniera diversa dalla sua – ha voluto raccontare alla nostra redazione i pensieri che hanno affollato la sua mente in quel momento. Pensieri che lo hanno spinto a prendere una decisione controcorrente rispetto a quella impulsiva di chi si è lasciato convincere dalla fretta. «Senza ovviamente giudicare o puntare il dito contro nessuno», ci tiene a precisare.

“Quelli che restano”

Cita il titolo di una famosa canzone di Elisa e Francesco De Gregori, Marco, per spiegare il suo punto di vista. «Dopo l’assalto alle principali stazioni delle città della c.d. zona-rossa dello scorso sabato – ci scrive – ritengo importante porre luce anche su quelli che restano. Non perché sottovaluto la situazione o perché non provi affetto verso la mia famiglia (tutt’altro) ma io sabato quel treno non l’ho preso, non ci ho pensato nemmeno per un istante. L’ho fatto per amore. Si, per amore! Amore verso Milano, la città che ci ha accolto e ci ha dato un’opportunità – ora è lei ad aver bisogno anche di noi – e amore verso la mia terra d’origine: la mia Puglia, il mio Salento, la mia Trepuzzi».

Non se l’è sentita di lasciare la Lombardia, insomma, quasi come il capitano Gennaro Arma, l’ultimo a scendere dalla Diamond Princess, la nave da crociera bloccata per due settimane in quarantena con oltre 3700 passeggeri a bordo.

Anche Chiara, studentessa alla Facoltà di Giurisprudenza alla Cattolica di Milano ci scrive. «Ho pensato anche io di lasciare tutto e tornare a casa, dove ci sono i miei genitori, mia sorella e i miei gatti. Ma ho deciso di restare. Non sarà facile restare bloccata qui a Milano, da sola, fino al 3 aprila, ma la paura di mettere in pericolo la mia famiglia mi ha fatto desistere. E quella valigia che avevo aperto, ho deciso di richiuderla e di riporla nell’armadio».



In questo articolo: