“Cresta” sui biglietti per le visite al Castello Carlo V? La Procura chiede sei condanne per peculato e truffa

La pubblica accusa ha anche presentato una modifica del capo d’imputazione, ridimensionando l’importo complessivo dei presunti guadagni illeciti (14 mila euro invece di 73mila euro)

Chieste sei condanne per i presunti illeciti nella gestione degli incassi sulla vendita dei ticket per le visite al Castello di Carlo V. Nella mattinata di oggi, dinanzi al gup Alcide Maritati  ha discusso il pubblico ministero Rosaria Petrolo, nel corso del processo con il rito abbreviato. La pubblica accusa ha anzitutto presentato una modifica del capo d’imputazione, ridimensionando l’importo complessivo dei presunti guadagni illeciti (14 mila euro invece di 73mila euro) ed ha invocato la condanna a 4 anni ed 8 mesi di reclusione per S.R., 50 anni di Lecce, presidente della a.r.l, Oasimed per i reati di peculato, truffa aggravata ed emissione di fatture per operazioni inesistenti. Invece, sono stati chiesti 3 anni e 4 mesi per M.Q., 52enne di Lizzanello, in qualità di presidente della a.r.l., Theutra; P.D.R., 49 anni di Lizzanello, vice-presidente della stessa società; A.M.C., 78enne di Lecce; consigliera della Theutra; R.D.L., 50 anni di Galatone, vice-presidente della Oasimed; M.B., 47enne di Lecce, consigliere della Oasimed. Rispondevano delle accuse di peculato e truffa. M.Q. era accusata anche di emissione di fatture per operazioni inesistenti, ma per questo reato il pm ha chiesto l’assoluzione.

Gli imputati sono assistiti dagli avvocati Amilcare Tana e Luigi Quinto che hanno chiesto l’assoluzione sulla scorta di una consulenza del commercialista Massimo Bellantone, allo scopo di dimostrare l’insussistenza delle accuse.

Nella prossima udienza del 12 gennaio discuterà l’avvocato Ivana Quarta e poi ci sarà la sentenza del giudice. Ricordiamo che in una scorsa udienza, il Comune di Lecce si è costituito parte civile con l’avvocato Pierpaolo Schiattone. La richiesta di rinvio a giudizio porta la firma del sostituto procuratore Roberta Licci.

Le indagini sono scattate a seguito di un esposto anonimo del giugno scorso. Gli uomini della Guardia di Finanza di Lecce, nell’ottobre del 2019, sulla base di un decreto di perquisizione, hanno sequestrato una corposa documentazione presso gli Uffici delle due società cooperative a responsabilità limitata, costituite in una RTI (raggruppamento temporaneo imprese).

Secondo l’accusa gli imputati si sarebbero appropriati di una parte dell’importo dovuto al Comune di Lecce relativo ai servizi offerti al pubblico. Nello specifico, si fa riferimento ai guadagni sulla vendita dei biglietti per le visite al castello. E si parla della cifra di 73.244 euro (di cui 837 inerente la voce “ingresso mostre” e 72.407 euro inerenti le voci “ingresso Castello Carlo V” e “servizio bookshop”).