Game Over, smantellato il clan Briganti. 17 persone arrestate. I dettagli dell’operazione

Sono indagate a vario titolo per associazione a delinquere di stampo mafioso, associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, estorsione e violazione della legge sulle armi.

Nonostante gli fosse stato inferto un duro colpo, il clan era niente affatto dormiente e dalle indagini risulterebbe che controllasse l’intera zona della 167 B di Lecce, a tal punto che da un episodio sembrerebbe che la mamma di un giovane, fermato dalle Forze dell’Ordine, per aver commesso un furto, si fosse recata da uno degli esponenti, quasi a scusarsi che il figlio avesse agito senza il benestare del clan.

Sono 17 le persone che all’alba di oggi sono state arrestate dagli agenti della Squadra Mobile della Questura di Lecce, diretta dal Vicequestore Pasquale Testini – dopo una lunga indagine coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia della Procura della Repubblica di Lecce – a seguito di un’ordinanza di custodia cautelare (14 in carcere e 3 ai domiciliari), emessa dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Lecce, Marcello Rizzo e indagate a vario titolo per i reati di associazione a delinquere di stampo mafioso, associazione finalizzata al traffico e alla commercializzazione di sostanze stupefacenti, estorsione e violazione della legge sulle armi.

Le indagini, avviate nell’estate del 2019, hanno riguardato un gruppo criminale ritenuto attivo sul territorio leccese, conosciuto come clan Briganti e facente capo a Pasquale Briganti, detto Maurizio.

Attraverso l’attività svolta, gli inquirenti ritengono di aver documentato l’incessante operatività del sodalizio e del suo capo storico nonostante questi fosse detenuto in esecuzione di pena presso un istituto del centro Italia.

L’indagine, sviluppata per circa due anni, avrebbe dimostrato come l’uomo, dal carcere e attraverso familiari e affiliati fidati, abbia continuato a gestire le attività illecite, operativo prevalentemente, ma non esclusivamente, nel capoluogo, arricchendo i ranghi con l’annessione di nuove persone (attingendo tra l’altro dall’ambiente dei tifosi, non quelli organizzati), attraverso i classici rituali di affiliazione, tipici delle organizzazioni criminali di stampo mafioso e innalzando di grado alcuni appartenenti alla Sacra Corona Unita.

Sono stati documentati episodi ritenuti di imposizione e riscossione di somme di denaro necessarie per il sostentamento degli affiliati in carcere, tra cui lo stesso Pasquale, oltre ad azioni punitive nei confronti di chi non osservava le regole o di chi, acquirente, pusher o spacciatore di sostanze stupefacenti, non pagava in tempo l’importo della droga acquistata.

Gli investigatori, ritengono di aver ricostruito il compimento di una serie massiccia di reati che vanno dall’estorsione ai danni di attività ambulanti e commerciali, al traffico di ingenti quantitativi di sostanza stupefacenti.

Il gruppo si sarebbe occupato direttamente dell’acquisto della droga, prevalentemente in territorio albanese, dell’importazione, dello stoccaggio e della suddivisione, prima della consegna finale ai vari pusher.

Le investigazioni hanno permesso di ipotizzare la costante disponibilità di ingenti quantitativi (hashish, marijuana e cocaina), da immettere sulle piazze di spaccio, cittadine e della provincia, oltre che di una disponibilità di armi, anche da guerra, di provenienza balcanica. Nel corso delle investigazioni, infatti, sono stati sequestrati fucili mitragliatori di assalto sovietici, tra cui AK47 Kalashnikov e modello M.70 Zavasta, oltre a numerose pistole calibro 45, calibro 38 special e relativo munizionamento. Per l’acquisto il clan avrebbe avuto come referente un italiano di origini montenegrine che avrebbe fatto da collante con i trafficanti di armi residenti presso il Campo sosta Panareo.

Sono state contestate, infine, numerose estorsioni, che sarebbero state svolte anche con la minaccia di far ricorso all’uso delle armi, avvenute nei confronti degli ambulanti in occasione di incontri di calcio del Lecce, eventi musicali e sagre, oltre alla gestione dei parcheggi abusivi durante lo svolgimento di spettacoli ed eventi sportivi.  È stata contestata, infine, l’estorsione ad alcuni commercianti in occasione delle festività di Sant’Oronzo.

All’operazione di oggi hanno preso parte anche le pattuglie del Reparto Prevenzione Crimine “Puglia Meridionale” di Lecce – “Puglia Centrale” di Bari – “Campania” di Napoli, delle Unità Cinofile di stanza a Bari e del 9° Reparto Volo della Polizia di Stato di Bari.



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