“Se toglievano me, si prendevano il paese”: Il pentito Montedoro rivela il piano di Caraccio per eliminarlo

Emergono nuovi scottanti particolari nel processo “Diarchia”. Il 42enne di Casarano ha parlato di omicidi, traffico di droga e reinvestimento di capitali, ma anche di rapporti con la politica

Ammette di avere organizzato l’omicidio di Ivan Caraccio, perché era a conoscenza di essere a sua volta finito nel mirino di quest’ultimo.

Sono le dichiarazioni del neo collaboratore di giustizia Tommaso Montedoro, assititito dall’avvocato Sergio Luceri, ascoltato nei giorni scorsi nel processo in abbreviato “Diarchia”. Il 42enne di Casarano (compare tra i 14 imputati) nelle vesti di pentito ha aggiunto, nell’aula di Corte di Assise, ulteriori scottanti particolari rispetto a quanto già riferito al procuratore aggiunto Guglielmo Cataldi ( dichiarazioni raccolte in due verbali). Montedoro ha risposto alle domande, dinanzi al gup Cinzia Vergine, collegato in videoconferenza da una località segreta.

Il pentito ha raccontato: “decisi che si doveva eliminare Caraccio, ma doveva essere una lupara bianca” e non un esecuzione plateale. Egli aggiunge che “non doveva farsi casino” e che all’epoca proferì le parole “succede pure questo addio”. “Dissi ai due Del Genio ( individuati assieme a una terza persona, come componenti del commando di sangue, n.d.r.) che non si doveva ammazzare per strada…doveva sparire e basta”.
Montedoro, infatti, specifica che gli era stato riferito di un accordo tra Caraccio ed un brindisino per eliminarlo. I due si sarebbero incontrati nel Nord Salento, assieme ad una terza persona, per l’acquisto di mezzo chilo di cocaina e in quell’occasione, l’interlocutore avrebbe detto a Caraccio “Ma quella questione, quando la risolviamo?” e lui avrebbe risposto ” Non ti preoccupare che la risolviamo, la mia parola è sempre quella”.

Inoltre, viene a sapere da un confidente della volontà espressa da Caraccio, di eliminarlo. Quest’ultimo avrebbe detto ” che a Casarano ero rimasto io, quasi se toglievano me, loro si potevano prendere tutto, si prendevano il paese, diciamo la zona”.

Il pentito, poi ha ammesso la responsabilità di tre omicidi e di altrettanti “tentati” ( come detto in precedente articolo), ma ha anche confessato un attentato dinamitardo a Casarano, per il quale era stato assolto.

L’omicidio Potenza

Montedoro ha ribadito di non essere responsabile dell’eliminazione di Augustino Potenza.
Rispondendo al pubblico ministero Massimiliano Carducci, il neo collaboratore di giustizia ha ricostruito i rapporti con Potenza (vittima di un agguato mortale a Casarano, n.d.r). Il pentito, da una parte, avrebbe confermato gli attriti sopraggiunti con l’ex socio in affari. Infatti, gli era stato riferito che Potenza si sarebbe lamentato di Montedoro per un grosso debito di denaro ( a partire dal 2014) ma di non essere mai riuscito a parlare direttamente con lui. Comunque ha sostenuto di non avere mai avuto interesse ad eliminarlo. Infatti, ha aggiunto di avergli scritto una lettera dal carcere con l’intento di dirimere i contrasti.
Montedoro avrebbe indicato i nomi delle persone presumibilmente coinvolte nell’omicidio. Anzitutto, Ivan Caraccio assieme a due altri soggetti venuti da fuori Provincia.
Il motivo? Un iniziale contrasto per un debito di droga, mai saldato nei confronti di Potenza e per un’aggressione subita da quest’ultimo in un locale pubblico.
Montedoro si sarebbe comunque tirato fuori dalla vicenda.

Invece, Luigi Spennato avrebbe affrontato di petto Caraccio e i suoi sodali. Nel corso di un incontro, avrebbe schiaffeggiato Luca Del Genio, sottolineando il debito di droga per 18mila euro, contratto con Potenza e prendendo in pegno una macchina.
Successivamente, Del Genio si sarebbe incontrato con Caraccio, il quale gli avrebbe riferito la volontà di eliminare Spennato. Invece, gli autori materiali del tentato omicidio, come sostenuto da Montedoro, sarebbero Andrea Del Genio (il cugino Luca sarebbe stato estromesso dopo il litigio e comunque “scagionato” da un testimone) e un’altra persona. Il tentato omicidio di Luigi Spennato, avvenne il 28 novembre 2016.

Il secondo verbale e gli affari

Montedoro, poi ha approfondito altri aspetti, emersi nel corso di un secondo incontro con gli inquirenti nel mese di settembre.

Egli ha riferito di un cassa comune, tra i membri del sodalizio, per reinvestire il denaro sporco. Montedoro ha però sottolineato che la gestione non era mai stata affidata a Marco Petracca ( imputato nel processo Diarchia), il quale non conosceva neanche l’esistenza della cassa e “non c’entrava niente con questo ambiente”.

I rapporti con politica

Il pubblico ministero Guglelmo Cataldi ha anche chiesto a Montedoro, di approfondire i suoi rapporti con la scena politica cittadina e se era mai stato contattato da qualcuno.
Il neo collaboratore di giusitiza ha risposto: “Si, nel 2012-2013… Si avvicinavano sempre per un eventuale…Nel momento in cui ci fosse stata qualche campagna elettorale, usufruire dei mei voti, della mia amicizia, della mia persona. Che poi non se ne fece niente, perché fui arrestato”. Comunque a tenuto a precisare di essersi sempre tenuto lontano da quel mondo.
Montedoro, a tal proposito fa una personale “riflessione“: “Perché come tocchi la politica, poi è il classico politico che ti usa, poi se c’è un problema la sua parola vale di più …quindi io la mia “politica”, quella mia e di Potenza e quella sempre di tenere bene la popolazione, di farci volere bene dal paese..senza creare scompigli di sorta a destra o a sinistra”.
Egli ha poi riferito un particolare episodio. Nel 2012, una persona legata ad un boss, gli avrebbe chiesto di intervenire per sbloccare la pratica amministrativa di una “cosa di riciclaggio di spazzatura”, che era di proprietà di Rosafio Gianuigi ( il grande accusatore dell’inchiesta Ato Lecce 2, per la quale Silvano Macculi ed altri imputati eccellenti vennero tutti prosciolti n.d.r.). Montedoro avrebbe però rifiutato, perché Potenza, suo ex socio in affari, era contrario per motivi ecologici, infatti ” quella cosa avrebbe inquietato la città, i nostri figli e tutti”. Non solo, anche in virtù dei cattivi rapporti con il boss sopracitato. E aggiunge, “glielo dissi faccia a faccia a Rosafio…Già che per me è no, già che è no pure dal Comune, ma qualora potessi mettere la parola, gli direi di no, anzi-gli dissi-ti dirò di più, che andrò a parlare affinché è proprio no tassativo”. E continua, “Voleva darci 500 mila euro per farla passare alla fine, partimmo da 150, 200 e arrivammo a 500 con diverse offerte,, però non ci fu niente” . Sempre su questa questione, Montedoro afferma ” Contattavano me e Potenza affinché intervenissimo su Stefano Loris Luigi consigliere comunale di Casarano del centrodestra ( tirato in ballo dal pentito anche per la vecchia inchiesta sulla BCC, n.d.r.) , perché loro sapevano che era nostro amico e quindi loro volevano affinché lui, il partito diceva di si, ma noi, io personalmente gli dissi di no a priori. all’epoca non fu fatto.”

Il collegio difensivo è composto, tra gli altri, dagli avvocati: Mario Coppola, Attilio De Marco, Carlo Martina, Giuseppe Corleto, Simone Viva, Luigi Covella, Elvia Belmonte, Vincenzo ed Antonio Venneri, Antonio Piccolo del Foro di Bologna.