Eric Hebborn, la strana morte del re dei falsari

Eric Hebborn, il falsario capace di ingannare i critici e gli esperti d’arte, fu trovato privo di sensi a piazza Trilussa. Morì in ospedale il 10 gennaio 1996

Era una fredda notte di gennaio quando in una Trastevere resa deserta da un acquazzone invernale un passante solitario si imbatte nel corpo di un uomo, privo di sensi, ma ancora in vita. Capelli bagnati, aspetto trasandato, barba lunga e poco curata, sembrava un barbone ubriaco e come tale fu trattato dai soccorritori che, in pochi minuti, raggiunsero Piazza Trilussa. Quello sconosciuto non era un vagabondo. Aveva alzato il gomito, questo sì, ma non era un poveraccio senza fissa dimora. In Ospedale, dove morì all’alba del 10 gennaio 1996, c’era Eric Hebborn, uno dei “falsari” più famosi al mondo, capace di spacciare per veri i capolavori inediti di grandi artisti. Aveva 69 anni e alle spalle due libri ormai introvabili (o venduti a prezzi da capogiro): l’autobiografia “Troppo bello per essere vero” e “Manuale del falsario”, in cui rivelava le tecniche per produrre un falso perfetto. Una sorta di manuale di istruzioni.

La morte avvolta dal mistero

Pensando che avesse solo una sbornia da smaltire, fu lasciato in un angolo, come d’uso in molti ospedali capitolini, che, di notte, si animavano di personaggi di strada amici dell’alcol, ma i capelli bagnati, a quanto pare, avevano nascosto che avesse la testa fracassata, proprio come aveva confidato una volta ad un amico. Traferito all’Ospedale San Giacomo, sottoposto ad un delicato intervento chirurgico, morì quando le lancette dell’orologio avevano da poco segnato le 7.40.

Ma cosa era accaduto quella notte? Era inciampato, era caduto non lontano dal busto del poeta romano e aveva rimediato un trauma cranico, anzi no… qualcuno lo aveva aggredito con un bastone o una pietra non lontano dal suo loft, un’abitazione piena di quadri e tappeti kilim, in piazza San Giovanni alla Malva. Probabilmente era stato ucciso. Non per rapina, perché nelle sue tasche furono trovati dei soldi e la carta di credito, ma perché sapeva troppo e aveva cominciato a parlare, svelando verità che dovevano rimanere segrete. «Chi ha veramente lucrato con le mie opere sono stati i mercanti d’arte e per questo non accetto di essere considerato un criminale», aveva detto. In molti, tra i suoi amici, veri o falsi che fossero, erano convinti che la sua dipartita “conveniva a molte persone”.

Alla fine il caso fu archiviato come morte per cause naturali. Dall’autopsia era emerso che soffriva di vasculopatia sclerotica e di un principio di cirrosi epatica. Insomma, l’artista inglese era spacciato. La caduta accidentale e la botta alla testa avrebbero ‘solo’ accelerato la fine dell’artista che per tutta la vita aveva realizzato falsi capolavori, attribuiti a grandi maestri. Rimase celebre la battuta di un famoso critico d’arte, chiamato a giudicare un disegno antico: “se non è un Hebborn, è certamente autentico!

Ma qualcosa non torna. C’è il mistero dell’impermeabile. Secondo una prima ricostruzione, quella notte non era solo. L’amico o il conoscente che era con lui si sarebbe tolto la giacca per proteggere l’artista inglese, a terra privo di conoscenza, dalla pioggia battente. Fatto questo, si sarebbe diretto verso l’auto, per accompagnarlo al Pronto Soccorso, ma una volta raggiunta si sarebbe accorto che le chiavi erano rimaste in una tasca del soprabito. Tornato indietro, non avrebbe trovato più Hebborn, accompagnato in Ospedale da un’ambulanza chiamata da un passante . Non conoscendo la sua identità, nessuno si è preoccupato dell’impermeabile che gli era stato steso sopra per ripararlo dalla pioggia.

La morte sembra essere stato gettato Hebbord nel dimenticatoio, condannato alla damnatio memoriae. Basta scrivere il suo nome su Google per vedere il numero di risultati ottenuti. Eppure è stato un personaggio originale, a dispetto della sua morte poco dignitosa in un ospedale di Roma, la città che lo aveva accolto e che quel giorno lo dimenticò, considerandolo troppo frettolosamente un barbone trovato per strada ubriaco. Una morte e una vita che non merita di essere sepolta nella memoria.



In questo articolo: