Accordo Comune-Regione per la gestione dei monumenti, la Poli attacca il Sindaco e la Capone: ‘Un esproprio per Lecce’

A qualche giorno dalla firma del protocollo per la gestione integrata dei beni monumentali di proprietà del Comune e della Regione, dura presa di posizione di Adriana Poli Bortone

«È stata una battaglia che ho combattuto per anni e che, adesso, con Carlo Salvemini alla guida di Palazzo Carafa si trasforma finalmente in una bellissima e ambiziosa sfida. Adesso spetta a tutti noi rendere questo percorso un’eccellenza e un esempio. Io non sto nella pelle e voi?»

Aveva espresso parole entusiastiche Loredana Capone, assessore all’Industria Turistica e Culturale della Puglia, quando qualche giorno fa era stato firmato il protocollo per la gestione integrata dei beni monumentali di proprietà del Comune di Lecce e della Regione Puglia.

« Chiamatemi romantica, chiamatemi visionaria – aveva proseguito la Capone su Facebook -, ma per me questo è un piccolo sogno che si realizza. Sono anni, infatti, che la Regione Puglia investe risorse importanti sui beni monumentali leccesi, ma è sempre mancato un buon piano di gestione, di valorizzazione, di fruizione. È mancato un piano ben integrato che potesse consentirne non solo una migliore organizzazione e promozione ma anche un’offerta più varia, diversificata. A beneficio innanzitutto dei cittadini ma anche dei nostri beni, ciascuno dei quali ha diritto a un ruolo che è tutto suo. Per ragioni architettoniche, storiche, per il luogo in cui si trova e le potenzialità che può esprimere».

Parole e sensazioni ben diverse quelle che invece fa piovere sul dibattito Adriana Poli Bortone, ex sindaco di Lecce ed esponente dell’opposizione a Palazzo Carafa che, con una nota al vetriolo, non ha esitato a parlare di vero e proprio affidamento da parte del Sindaco «dell’intera gestione dei servizi culturali all’Ente regionale, a cui vengono di fatto conferiti gli immobili più pregevoli della nostra città».

Indignazione quella espressa dalla consigliera comunale di Msi Fiamma Tricolore che parla di un vero e proprio esproprio ai danni di Lecce, effettuato in un momento in cui le norme sul distanziamento sociale e la sospensione dei Consigli Comunali e del lavoro delle Commissioni hanno di fatto impedito alla città della possibilità di esprimersi autonomamente per valorizzare la sua identità culturale.

«Siamo stati inseriti – scrive Adriana Poli Bortone – in una sorta di tour, organizzato dagli ormai soliti noti. Si è affidata alla Regione la gestione di immobili come i Teatini, Sant’Anna, Palazzo Turrisi, il Castello Carlo V, ecc., oggetto di recupero effettuato con il Fondo Urban, snaturando la loro precisa finalità (ricordiamo  per esempio S. Anna vocata alle donne, Palazzo Turrisi alla cultura dei migranti). Sconcertanti i toni di esultante esaltazione di Salvemini, Capone e dell’assessora alla Cultura Cicirillo. Il Sindaco sancisce con questo protocollo la sua incapacità di affrontare in termini di originalità e creatività il tema ‘cultura’ che pure per Lecce, in anni passati, è stato una carta vincente per la crescita della cittadinanza e per l’attrattività turistica».

I toni di Salvemini, a dire il vero, qualche giorno fa non erano stati eccessivamente trionfalistici. Il primo cittadino aveva ammesso in buona sostanza tutti i problemi di efficienza gestionale che avevano portato alla firma del protocollo. L’impressione data era quella di caricare su poste di bilancio più corpose la gestione di location bellissime ma costose, che in questo momento il Comune non può garantire.

Ex Conservatorio dei Teatini

«Per i cittadini – scriveva Salvemini nel giorno della firma con la Regione – ha poco senso che un bene monumentale appartenga al Comune o alla Regione . Al cittadino interessa la qualità e la varietà dei servizi culturali che in esso vengono erogati e l’integrazione tra gli stessi e il bisogno di cultura di cui è portatore. È importante sottolineare, dunque, il salto culturale che con questo protocollo le istituzioni locali accettano di compiere: si supera l’idea dei luoghi come ‘proprietà’ degli enti, concentrandosi su una efficienza gestionale che mette l’interesse del cittadino al primo posto. Mettere in rete i servizi culturali servirà a conferire efficacia alle risposte che le istituzioni danno al bisogno di cultura, di incontro, di produzione creativa che viene manifestato dai cittadini, dai visitatori, dal tessuto delle realtà dell’associazionismo e dell’impresa culturale».

Castello Carlo V, interni (ph. Giuseppe Greco)
Castello Carlo V

Certamente un dibattito più ampio non sarebbe stato sgradito, visti i tanti soggetti che a Lecce, seppur con grande difficoltà, si occupano di fare cultura e vivono di questo settore. Bisognerà capire come adesso la Regione Puglia coinvolgerà questa pletora di associazioni e di aziende, facendole sentire parte del progetto. Avere contenitori belli ma vuoti e inutilizzati per mancanza di fondi non ha senso; dare la possibilità sempre agli stessi soggetti di animarli non sarebbe un’idea migliore.



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