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Presunta frode nelle forniture di olio per le mense scolastiche, in quattro a processo

by Angelo Centonze
9 Maggio 2026 12:54
in Cronaca
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Si è conclusa oggi l’udienza preliminare, davanti al gup Tea Verderosa, relativa alla presunta maxi frode nelle forniture di olio per le mense scolastiche, riguardante ben 38 comuni della provincia di Lecce.

Il giudice ha accolto la richiesta di rinvio a giudizio del pm Donatina Buffelli.

Sono finiti sotto processo: Massimo Leandro, 55 anni, residente a Laureana di Borrello (Reggio Calabria), Darina Mihaylova Dimitrova, 50 anni, domiciliata ad Aradeo; Claudio Gatto, 64 anni di Galatone, e la società La Fenice srl con sede a Galatone.

Leandro è difeso dall’avvocato Domenico Chindamo, Dimitrova dall’avvocato Enrico Gargiulo, Gatto dall’avvocato Luigi Rella, la società La Fenice dall’avvocato Michele Bonsegna.

Potranno difendersi dalle accuse nel corso del dibattimento che avrà inizio davanti al giudice monocratico Luca Scuzzarella, a partire dal prossimo 22 settembre.

Si sono costituiti parte civile una ventina di comuni, tra tutti quelli che risultavano parti offese nella richiesta di rinvio a giudizio. Parliamo di Alezio, Campi Salentina, Galatone, Casarano, Taurisano, Vernole, Giurdignano, Veglie, Unione dei Comuni delle Serre Salentine (per i comuni di Aradeo, Collepasso, Seclì e Tuglie),Collepasso, Parabita, Alessano, Salve, Patù, Soleto, Presicce-Acquarica, Specchia, Leverano, Corsano. Sono assistititi, tra gli altri, dagli avvocati: Luca Puce, Davide Micaletto, Silvio Verri e Salvatore Taurino, Maria Consiglia Massaro, Vincenzo Russo, Giovanni Giuseppe Valiani e Giovanni Chiffi.

L’inchiesta ha preso il via il 14 dicembre 2024, con il sequestro di 514 contenitori in plastica da 5 litri, 29 taniche in latta da 5 litri e 134 bottiglie in plastica da 1 litro, per una capacità totale di 2.849 litri. Il prodotto, etichettato come extravergine di oliva italiano, fu sequestrato e sarebbe risultato dalle analisi “verosimilmente olio di semi di girasole ad alto contenuto di acido linoleico”.

In base all’ipotesi accusatoria, Leandro avrebbe prodotto e venduto alla società La Fenice srl olio di semi o comunque miscelato con altri oli di scarsa qualità, spacciandolo per extravergine di oliva. Risponde delle accuse di frode nell’esercizio del commercio, vendita di sostanze alimentari non genuine e contraffazione.

Dimitrova, in qualità di legale rappresentante della società La Fenice, e Gatto, come dipendente responsabile degli acquisti, sono accusati di ricettazione e frode nelle pubbliche forniture. Secondo l’accusa, tra il 2022 ed il 2024, avrebbero acquistato da Leandro, enormi quantitativi di olio contraffatto utilizzandolo nella preparazione dei pasti per la refezione scolastica destinati agli alunni della scuola dell’infanzia e primaria, nonché per i pasti degli anziani. Non solo, poiché in base all’accusa, sarebbero stati al corrente dell’illecita provenienza dell’olio, considerato il prezzo d’acquisto particolarmente basso: circa 3,60-4,14 euro al litro.

Invece, alla società La Fenice vengono addebitati degli illeciti amministrativi in relazione ai reati di ricettazione e frode, per non aver adottato modelli di organizzazione idonei a prevenire i reati contestati. la società si è sempre dichiarata fiduciosa di poter dimostrare l’estraneità agli addebiti.

All’esito dell’udienza, la difesa, in una nota congiunta degli avvocati Rella, Bonsegna, Gargiulo, “esprime soddisfazione per l’ordinanza emessa dal GUP in punto di costituzioni di parte civile. Il Giudice, accogliendo i rilievi degli avvocati difensori degli imputati, ha infatti dichiarato inammissibili la quasi totalità delle richieste di costituzione di parte civile avanzate dai genitori dei minori rappresentati dai rispettivi legali, ritenendo tali istanze generiche e prive della prova di una specifica situazione giuridica soggettiva atta a giustificare un danno economico risarcibile. L’unica costituzione di parte civile ammessa tra i privati riguarda i genitori di un singolo minore, assistiti dall’avvocato Rocco Vincenzo Vincenti, in virtù di specifiche patologie allergiche all’olio di semi che, secondo l’assunto accusatorio, sarebbe stato somministrato in luogo dell’olio extra vergine di oliva. È stata inoltre rigettata ogni costituzione di parte civile nei confronti della società  La Fenice in relazione all’illecito amministrativo dipendente da reato previsto dal decreto legislativo 231 del 2001. Sono state invece ammesse le costituzioni delle pubbliche amministrazioni presso le quali la società svolgeva l’appalto”.

Come sostengono i legali: “Il dibattimento non verterà su un presunto danno diffuso alla popolazione scolastica, bensì sul rigoroso approfondimento dell’operato societario rispetto al rapporto contrattuale in essere fra la società e le pubbliche amministrazioni. La difesa ribadisce la volontà di dimostrare nelle sedi competenti l’insussistenza delle ipotesi accusatorie, concentrando il confronto processuale sulla regolarità delle forniture e sulla validità dei modelli organizzativi aziendali”.

Tags: frodi-alimentari
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