Fai buon viaggio Daniele, il triplice fischio chiude i funerali. Il vescovo all’assassino “Costituisciti”

Si sono conclusi al Duomo di Lecce i funerali di Daniele De Santis, l’arbitro 33enne ucciso a coltellate insieme alla sua fidanzata Eleonora Manta.

In piazza Duomo a Lecce si sente solo il rumore dei passi degli amici di Daniele De Santis che hanno voluto partecipare al funerale del ragazzo ucciso a coltellate da un killer ancora senza nome. Il suo volto, secondo le indiscrezioni, è stato immortalato da una telecamera di videosorveglianza installata nel quartiere Rudiae, ripreso per pochi secondi mentre camminava come se nulla fosse dopo aver tolto la vita al promettente arbitro, con alle spalle un curriculum di più di cento partire dirette in Lega Pro.

Gli amici, i colleghi, anche semplici conoscenti hanno voluto salutare il 33enne per l’ultima volta, prima che le porte della Cattedrale si chiudessero per il rito delle esequie. I volti sono rigati dalle lacrime, ma ancor più sono segnati dall’incredulità, come se fosse un incubo da cui sperano di svegliarsi presto.

«Qua c’è tutto a dire che ci sei. Fai buon viaggio e poi, poi riposa se puoi» si legge sulle magliette bianche con la foto dell’arbitro indossate dai giovani aspiranti direttori di gara della Sezione leccese. Un pezzo di una canzone di Luciano Ligabue.

E non c’è nemmeno il sole ad illuminare la pietra leccese, ma la pioggia ha atteso a cadere. Tutto sembra dire addio. Anche il triplice fischio dei colleghi. Di solito segna la fine di una partita, ma oggi è un modo per salutare Davide per l’ultima volta.

Dopo aver rivolto un invito agli amici di Daniele “ad abbandonare pensieri di vendetta che non servono in questo momento perché nessuno può farsi giustizia da solo”, monsignor Michele Seccia nella sua omelia si è rivolto anche al Killer, usando la passione del giovane, il calcio, per parlare a cuore aperto: «Con la vita non si gioca come con il pallone» tuona dal pulpito.

«Nel cuore di ciascun uomo c’è lo spirito di Caino e c’è quello di Abele: dobbiamo dominare il primo. Chiediamo a Dio ravvedimento e coraggio per chi ha commesso questo atroce delitto, ché si consegni, si costituisca. Solo Dio può toccare il cuore di pietra di chi ha compiuto un simile gesto». E ancora.  «La vigliaccheria di chi non si manifesta si spenga. A noi rimane il dovere della preghiera e della speranza, non siamo i padroni della vita».

La salma verrà trasportata a Specchia, paese d’origine del padre, dove sarà tumulata.

L’assassino, invece, è ancora in fuga. L’unica speranza di chi attende la svolta è in quella immagine che lo riprende con il volto coperto dal cappuccio di una felpa e lo zaino giallo di cui hanno parlato i testimoni. È nel biglietto insanguinato trovato nel cortile della palazzina al civico numero 2 di via Montello con le strade da percorrere per evitare le telecamere. È nel desiderio di giustizia che chi ha commesso un delitto così atroce paghi.

Ultimo abbraccio ad Eleonora, il parroco si rivolge all’assassino: “Guarda quanto dolore hai provocato, costituisciti”



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