Si parla anche di un attentato incendiario con una macchina rubata date alle fiamme, contro la sede dell’azienda che forniva distributori automatici nello Stadio “Capoccia” di Casarano e si era aggiudicata l’incarico di gestire il bar, nell’inchiesta della Procura che ha portato a quattro richieste di arresto.
Si fa infatti riferimento all’attentato del 13 settembre 2024. Non solo, anche ad una serie di furti di rame da impianti fotovoltaici e di materiale ferroso, poi rivenduto a ditte specializzate in raccolta dei metalli, nel Basso Salento.
Questa mattina, intanto, hanno preso il via gli interrogatori preventivi davanti al gip Giulia Proto per Salvatore Vitali, 48enne di Matino; Riccardo Attilio Viva, 28enne di Ugento; Maria Rita Borasci, 24 anni di Taviano. I primi tre hanno ammesso il furto dell’auto, ma con l’intenzione di utilizzarla per ricavarne pezzi di ricambio, ed allo stesso tempo tutti hanno negato ogni coinvolgimento nell’incendio e nell’estorsione.
Ivan Umberto Vitali si è invece avvalso della facoltà di non rispondere, rilasciando dichiarazioni spontanee per ammettere parzialmente i furti.
Al termine degli interrogatori, il gip si è riservato sulla decisione e nei prossimi giorni dovrà stabilire se accogliere la richiesta di arresto.
Risultano indagati, anche se per loro la Procura non ha chiesto alcuna misura cautelare, altre quattro persone.
Riguardo all’attentato incendiario, il gruppo utilizzò una Fiat Punto grigia, rubata due giorni prima in località “Pietra Bianca” a Casarano. I malviventi cosparsero di liquido infiammabile non solo l’auto, ma anche un furgone Fiat Ducato della ditta.
Le successive indagini svolte dai carabinieri del nucleo operativo della compagnia locale, coordinate dal pm Patrizia Ciccarese, hanno individuato i responsabili, attraverso l’acquisizione di filmati delle telecamere e intercettazioni telefoniche ed ambientali.
Inoltre, è stato esaminato l’eventuale coinvolgimento di soggetti riconducibili a frange del tifo ultras, ma non sono emersi elementi significativi. Va detto che tre giorni prima dell’incendio, nella prima partita di campionato, i gestori del bar udirono cori ostili come “Andatevene, queste zone sono nostre” e, per il timore di ulteriori ritorsioni, decisero di rinunciare alla gestione dell’attività.
L’inchiesta coinvolge otto persone, ma sono stati invocati quattro arresti, per i presunti organizzatori per i quali si ipotizza il vincolo associativo. I fatti si sarebbero verificati tra settembre del 2024 e marzo del 2025. La banda, in base all’accusa, operava tra Casarano, Matino e Andrano, dove è stato messo a segno un maxi-furto da 75.000 euro di cavi in un impianto fotovoltaico. Invece, la refurtiva razziata tra Tuglie e Cannole, veniva dirottata in presso centri di raccolta a Melissano e Racale. In che modo? Utilizzando auto rubate o “coperte” da false denunce, come nel caso di un Audi A4.
Gli indagati sono difesi, tra gli altri, dagli avvocati Luca Puce, Davide Micaletto e Marco Buccarella.
