Maxi inchiesta preliminare su presunto vino adulterato. Spunta anche l’accusa di corruzione

L’accusa riguarda quattro imputati ed è contenuta in un procedimento penale parallelo che è stato riunito a quello principale, denominato “Ghost Wine”

Spunta anche l’ipotesi di reato di corruzione nel corso dell’udienza preliminare “Ghost Wine” relativa all’inchiesta sul vino adulterato, ma venduto per biologico anche grazie al coinvolgimento di aziende nazionali. L’accusa riguarda quattro imputati ed è contenuta in un procedimento penale parallelo che è stato riunito a quello principale.

Nell’avviso di conclusione delle indagini, a firma del pm Donatina Buffelli, compaiono i nominativi di Cataldo Lobascio, 38 anni di Corato; Luigi Ricco, 55 anni, di San Ferdinando di Puglia, gestore di fatto della Red Wines srl e Fine Red Wines s.r.l. con sede a Mafredonia, difeso dagli avvocati Riccardo Giannuzzi e Rosario Marino; Rocco Antonio Chetta, 66 anni di Lequile, amministratore della C.I.B. Industry di Lequile e Simone Nestola, 35 anni di Copertino, collaboratore, entrambi assistiti dagli avvocati Francesco Vergine e e Francesca Conte.

Lobascio risponde delle accuse di corruzione di persona incaricata di pubblico servizio e di rivelazione di segreti di ufficio, oltre che di frode in commercio e falso. Nello specifico, in qualità di libero professionista che operava in Puglia per le certificazioni dell’Aceto Balsamico di Modena Igp e Dop, avrebbe stretto un accordo con Luigi Ricco, Rocco Antonio Chetta e Simone Nestola, nelle vesti di privati corruttori.

Secondo l’accusa, l’ispettore dell’Organo di Controllo, dietro il pagamento di somme di denaro, avrebbe concluso con esito positivo i controlli e le verifiche che doveva eseguire per certificare le materie prime utilizzate anche per i prodotti indicati come biologici, arrivando a violare i doveri di segretezza. Infatti, avrebbe informato i suoi “complici” sui comportamenti da tenere nel corso dei controlli e consentendo di mettere in ordine la documentazione.

Nello specifico, Lobascio avrebbe ricevuto il 30 gennaio del 2019, la somma di 1.500 euro, e avrebbe promesso il suo aiuto per le certificazioni di agricoltura biologica.

La Procura, a sostegno delle sue argomentazioni, ha anche prodotto una serie di intercettazioni telefoniche. In una conversazione tra Lobascio e Nestola del marzo 2019, poco prima di un controllo presso la C.I.B. Industry di Lequile, l’ispettore diceva: ” quindi niente, dovete trovare la tracciabilità dei prodotti in ingresso..in uscita…eh ovviamente in quella sede io diciamo noi ci conosciamo in quel momento”.

L’udienza preliminare

Intanto, in mattinata, dinanzi al gup Giulia Proto, presso l’aula bunker di Borgo San Nicola, sono state accolte le richieste di costituzione di parte civile. Anzitutto, il Ministero delle Politiche Agricole e la Camera di Commercio di Lecce e Taranto. E poi, il Consorzio Tutela Aceto Balsamico di Modena e numerose associazioni di consumatori. Le parti civili non sono però state ammesse nei confronti delle persone giuridiche.

Inoltre, il gup ha rigettato la richiesta d’incidente probatorio avanzata dall’azienda vinicola Megale Hellas srl, con sede legale a San Pietro Vernotico, attraverso l’avvocato Luisa Pesce del Foro di Asti. Veniva invocata una perizia d’urgenza per verificare la qualità del vino ancora sotto sequestro.

La prossima udienza è stata fissata per il 27 settembre, per la citazione del responsabile civile.

La richiesta di rinvio a giudizio

Nella richiesta di rinvio a giudizio Ghost Wine avanzata dalla Procura compaiono 61 imputati, tra cui diverse aziende vinicole.

Il collegio difensivo

Gli imputati sono assistiti, tra gli altri, dagli avvocati: Riccardo Giannuzzi, Francesco Vergine, Amilcare Tana, Massimo e Riccardo Manfreda, Francesca Conte, Luigi Rella, Mario Urso, Ubaldo Macrì, Anna Centonze, Massimo Pagliaro, Donata Perrone, Stefano Chiriatti, Rolando Manuel Marchionna, Roberto D’Ippolito.

Le indagini

Le indagini condotte dai Nas di Lecce portarono l’11 luglio 2019 all’arresto di 11 persone. Le attività investigative hanno permesso di sgominare tre associazioni a delinquere in provincia di Lecce, per certi versi complementari tra loro, che avevano messo in atto un sistema commerciale che permetteva di ottenere prodotto vinoso a basto costo, commercializzato successivamente come di qualità o addirittura biologico, Doc e Igt.

L’inchiesta ha preso il via da un controllo a un’azienda all’interno della quale sono state trovate dai Carabinieri enormi sacche di zucchero.



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