Che casino! Draghi si dimette e l’Italia va al voto anticipato. Parola agli elettori!

Il Premier sale al Colle dal Presidente Sergio Mattarella e si dimette per la seconda volta. Lo aveva fatto pochi giorni fa ma al Colle quelle dimissioni erano state rifiutate.

Gli resta soltanto il disbrigo degli affari correnti. Il Presidente del Consiglio Mario Draghi si dimetterà domattina dopo che aveva messo il voto di fiducia sulla Mozione Casini. Non gli bastano 95 voti (tecnicamente sufficienti per superare lo scoglio-fiducia). Il Premier salirà al Colle dal Presidente Sergio Mattarella e si dimetterà per la seconda volta (salvo sorprese delle ultime ore). Lo aveva fatto pochi giorni fa ma al Colle quelle dimissioni erano state rifiutate. Ecco la cronaca di una giornata folle, tuttora in divenire, soggetta a imprevedibili colpi di scena. Proviamo a mettere qualche punto fermo.

La tempesta perfetta

Mentre la Bce decide di non comprare i Titoli di Stato dei Paesi europei più ‘ballerini’ come l’Italia e sceglie dunque di non attivare il meccanismo salva-spread; mentre Christine Lagarde fa sapere che è sua intenzione quella di aumentare i tassi di interesse (che, tra l’altro, significa pagare rate di mutuo più alte) per tenere a freno l’inflazione galoppante, mentre la guerra ai confini dell’Europa tra Russia e Ucraina continua a mietere vittime innocenti e a far schizzare i costi dell’energia, mentre il Covid continua a passeggiare per il Paese…l’Italia si incarta in una crisi politica senza precedenti e manda un messaggio al Presidente del Consiglio: ‘Vai a casa’.

Lui che era l’uomo della provvidenza, il migliore degli Italiani, l’unico in grado di tenere insieme una maggioranza di unità nazionale e di tranquillizzare le cancellerie d’Europa. Lui, proprio lui che per autorevolezza e credibilità superava tutti d’una spanna. Che non era amato in Parlamento, Draghi l’avrebbe già dovuto capire in occasione dell’elezione del Presidente della Repubblica, quando si era invano candidato al Colle. Le forze politiche – anche quelle di centrodestra – gli avevano preferito addirittura il bis di Mattarella pur di non vederlo passare da Palazzo Chigi al Quirinale. Ma che sarebbe finita così, il banchiere non se lo sarebbe potuto immaginare.

La Mozione Casini

La Legislatura si conclude con un epilogo imprevisto: Lega, Fratelli d’Italia, Forza Italia e M5S scelgono di uscire fuori dal Senato e non votare la fiducia sulla cosiddetta ‘Risoluzione Casini‘, il lodo inventato dall’ex Presidente della Camera per tenere in piedi la XVIII Legislatura, una mozione che per i detrattori serviva a dare pieni poteri a Draghi facendo finta che non fosse successo nulla mentre per i fautori serviva a mettere sotto al tappeto la polvere alzata inopportunamente dai grillini.

Forza Italia: ‘Il direttore d’orchestra è il migliore, ma gli orchestrali non ci convincono’

“Il direttore d’orchestra è il migliore, ma gli orchestrali non ci convincono” sintetizzava Anna Maria Bernini di Forza Italia. “Avevamo proposto un governo guidato da Mario Draghi senza i Cinquestelle, ma il Premier ha scelto di fare altro e di far mettere ai voti soltanto la Risoluzione Casini, senza fermarsi a ragionare su quella del Centrodestra”. Parole proferite nel mentre la Ministra MariaStella Gelmini sceglieva di abbandonare il partito di Silvio Berlusconi per palese dissenso sulla linea assunta dai forzisti. E insieme a lei votava la fiducia a Draghi, in antitesi coi colleghi, anche il Senatore Andrea Cangini. Era proprio Forza Italia a spostare gli equilibri, scegliendo la via delle elezioni e mettendo a tacere l’ala attendista, governista o, come dicono alcuni, ‘poltronista’.

I grillini: ‘Il problema eravamo noi? Togliamo il disturbo’

Tutto era partito, dicevamo, dalla scelta del Movimento 5 Stelle di non partecipare al voto sul dl ‘Aiuti’, un decreto che però era stato approvato con una maggioranza larghissima.  ‘Possibile che tutte le volte che non hanno votato i suoi provvedimenti la Lega, Italia Viva, Forza Italia non è mai successo nulla?’ manda a dire al Premier Maria Domenica Castellone, la capogruppo al Senato dei Cinquestelle. “Perchè la crisi si è aperta solo con noi? Siamo solo noi il problema? Bene, allora togliamo il disturbo!”

Enrico Letta: ‘Il Parlamento si è messo contro gli Italiani’

A nulla erano servite le parole di Matteo Renzi di Iv (‘Dove sono finiti i moderati del centrodestra? Come fanno nel Pd a credere ancora nel cosiddetto campo largo? Mistero della fede…) e di Simona Malpezzi del Partito Democratico (Presidente Draghi, siamo stati orgogliosi di Lei!), parole che chiedevano a Draghi di resistere, resistere, resistere. Enrico Letta, segretario del Partito Democratico, intanto tweettava: ‘In questo giorno di follia, il Parlamento si mette contro gli Italiani. Spero che i cittadini nelle urne siano più saggi dei loro politici’.

Per Luigi Di Maio di Insieme per l’Italia ‘gli Italiani ricorderanno a lungo questo triste giorno’.

Esulta Giorgia Meloni

Sembra essere Giorgia Meloni la vincitrice di questa giornata che segna il capolinea del Governo Draghi: ‘Gli Italiani sono migliori di questo Parlamento’.



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